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Napoli, intercettazioni choc nelle piazze di Forcella e Case Nuove: chi spaccia paga il pizzo al clan Mazzarella

Napoli, intercettazioni choc nelle piazze di Forcella e Case Nuove: chi spaccia paga il pizzo al clan Mazzarella

Poteri sotterranei e tasse di territorio: così il clan Mazzarella controllava le piazze di spaccio a Napoli

Nel microcosmo della criminalità organizzata napoletana, la gestione del territorio passa anche attraverso una forma di fiscalità parallela. È quanto emerge dall’ordinanza cautelare eseguita nel marzo scorso, un dossier che mostra come il clan Mazzarella mantenga saldi i propri canali di controllo attraverso una rendita estorsiva ben codificata.

Le intercettazioni ricostruiscono un meccanismo ben oliato: piazze di spaccio gestite formalmente da terzi, ma strettamente dipendenti dal consenso e dal nulla osta del sodalizio. In questa logica, la contabilità criminale non è solo il flusso di denaro, ma una linea di confine che distingue alleanza da tradimento e che mette in moto una dinamica di potere interno al gruppo.

La mappa della rete criminina riguarda soprattutto quartieri centrali e di passaggio come Forcella, i Decumani e Case Nuove. È in queste zone che, secondo le indagini, il controllo economico si traduce in una vera e propria tariffa da pagare periodicamente per poter occupare lo spazio urbano destinato allo spaccio. Il quadro tratteggiato dall’inchiesta indica che i responsabili di piazze gestite da terze persone si muovono entro linee di credito già stabilite con i vertici del clan, con margini e scadenze che non ammettono deroghe.

Tra le evidenze messe a verbale c’è un episodio topico avvenuto il 30 giugno 2023. Eduardo Buonerba, in una telefonata con il fratello Pasquale, indica ai colleghi De Martino—noti nell’ambiente come i “Caciotta”—i gestori storici delle piazze di spaccio tra Forcella e i Decumani, che la gestione deve continuare a ruotare intorno alle dinamiche del sistema. Il commento dei Buonerba è esplicito: “Adesso fa il lecchino, adesso vuole cercare anche i soldi”, riferendosi ai fratelli De Martino e al loro tentativo di muoversi tra accordi già definiti con i vertici e nuove richieste economiche.

La sostanza è chiara: la riscossione non è solo un adempimento contabile, ma una garanzia di stabilità del sistema di potere. E quando le posizioni interne vacillano, la risposta arriva con la solita prontezza: garanzie interne, come quelle fornite da figure di controllo interne—tra cui una persona conosciuta come Lulù, cioè Vincenzo Caldarelli—per evitare l’esplosione del meccanismo e assicurare la continuità della riscossione.

Un ulteriore tassello riguarda le condizioni di pagamento e la disciplina interna sul reperimento dei crediti. Il documento descrive un vertice del 3 agosto 2023, in cui Buonerba, il cognato Salvatore Di Caprio e Antonio Bonavolta decidono come procedere con i crediti estorsivi verso una piazza gestita da una persona identificata come M. R., che controlla una piazza al primo piano in zona Case Nuove. La regola è netta: duemila euro al mese, ripartiti in rate quindicinali. Una tempistica che, a quanto sembra, non sempre viene rispettata, rischiando di scatenare reazioni violente da parte dei “batteristi” del clan. In una intercettazione riportata nel verbale, Di Caprio ammette di essere intervenuto per proteggere una donna coinvolta nel sistema, evitando così un raid punitivo: “La rata è di duemila euro al mese… ora cosa è successo, che al mese scorso già la coprimmo noi a …omissis…, perché scese Gaetano Galiero… volevano andare a fare bordello su dalla signora”.

Il quadro delle tensioni interne non si ferma qui. Le registrazioni del 24 ottobre 2023 mostrano Eduardo Buonerba che accusa il cognato Salvatore Di Caprio di aver autorizzato, senza l’accordo unanime del vertice, l’apertura di una nuova piazza di spaccio a San Giovanni a Carbonara da parte di una donna non identificata. Si tratta di una frattura che va oltre la gestione quotidiana, evidenziando come il controllo delle piazze sia diventato terreno di contesa, oltre che sorgente di flussi di denaro.

Secondo quanto emerge dall’inchiesta, dunque, la gestione del territorio non è affidata solo a una logica di stampo criminale ma si articola in un sistema di norme interne, sanzioni e Mediatori per impedire l’implosione dell’organizzazione. La presenza di figure di controllo interne e il ricorso a tavoli di coordinamento tra i vertici testimoniano una struttura capace di resistere sia alle pressioni giudiziarie sia alle frizioni tra affiliati.

Resta da definire l’evoluzione delle indagini e gli sviluppi futuri: gli accertamenti continuano, e la procura ha finito per mettere a nudo una realtà in cui le piazze di spaccio non rappresentano soltanto l’utile immediato, ma lo strumento di una gestione del territorio che trama dietro il velo della quotidianità.

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