Cronaca di Napoli
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Napoli in campo: sport e politica per ridurre i divari Nord-Sud

Editoriale che collega l’ottimismo di Krugman alle potenzialità sportive di Napoli come leva per politiche pubbliche: mobilità, sicurezza e rigenerazione urbana per i quartieri.

Napoli in campo: sport e politica per ridurre i divari Nord-Sud

Napoli, tra il calore dei tifosi e una riflessione sulle politiche pubbliche, si fa laboratorio di una possibile strategia di sviluppo dove lo sport è al centro di una lettura diversa della città. Durante una lectio magistralis nell’Aula Magna, l’economista Paul Krugman ha rilanciato un messaggio chiaro: l’ottimismo non è fuga, ma bussola per orientare scelte di lungo periodo. E per Napoli la chiave è guardare al calcio e allo sport come leve di crescita, purché accompagnate da infrastrutture adeguate e gestione rigorosa delle risorse.

Io sono ottimista sul futuro dell’economia mondiale. Ci sono tante sfide nuove e dirompenti il cui esito non è facile da prevedere ma Europa e Italia non devono deprimersi perché non vanno poi così male, ha detto Krugman, offrendo a Napoli una cornice di riferimento: puntare su impianti sportivi di livello, coordinando questi investimenti con mobilità, sicurezza e formazione. Se la città riuscirà a mettere insieme campi e palestre con progetti di mobilità e inclusione, la passione dei tifosi potrebbe trasformarsi in opportunità di lavoro e in una gestione pubblica orientata al medio-lungo termine.

La città, sostiene l’intervento, ha già una domanda pesante di infrastrutture efficienti: stadi sicuri, strade illuminate, reti di trasporto capaci di accompagnare famiglie agli eventi senza spezzare la quotidianità. L’amministrazione, insieme alle sigle sportive e alle aziende di trasporto, è chiamata a trasformare il contesto affollato in una realtà gestita con trasparenza: accessi controllati, sicurezza e flussi di persone ben pianificati prima, durante e dopo le gare. Non si tratta solo di riempire gli spalti, ma di restituire fiducia ai quartieri dove lo sport può rappresentare un orizzonte di socialità e riscatto.

Se Napoli vuole diventare laboratorio di politiche pubbliche, i passi possibili sono chiari: progetti di rigenerazione intorno agli impianti sportivi, interventi di mobilità sostenibile e formazione di volontari per la sicurezza durante eventi di rilievo. Lo sport, in questa cornice, non è solo spettacolo: è lavoro per i giovani, opportunità di sviluppo per i quartieri e un racconto di comunità capace di tenere insieme periferie e centro storico. E in questa cornice va coltivata una cultura di inclusione nelle società sportive cittadine, con spazi di aggregazione che offrano formazione, tirocini e occasioni di impresa legate all’indotto sportivo.

La ‘chiave’ è trasformare la passione in progetto concreto: una Napoli capace di dialogare tra tifoserie, quartieri popolosi e cuore della città può insegnare all’Europa che la crescita non nasce solo dall’asse nord-sud, ma da una politica pubblica che faccia girare le rotaie dello sport verso nuove opportunità sociali. Napoli non ha bisogno di imitare nessuno: ha bisogno di collegare il linguaggio della politica con i bisogni concreti della comunità, fare di ogni partita un’occasione di riflessione civile e portare in campo non solo atleti, ma cittadini consapevoli.

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