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Napoli: genitori chiedono 540mila euro all’Asl per nascita di bambina da embrione di un’altra coppia

Napoli: genitori chiedono 540mila euro all’Asl per nascita di bambina da embrione di un’altra coppia

Napoli – Una storia che sembrava destinata a essere una famiglia felice si è trasformata in un fascicolo giudiziario. Dopo la nascita della seconda figlia, una coppia napoletana ha scoperto che la piccola non era biologicamente figlia dei suoi genitori. L’accertamento genetico ha rivelato una realtà imprevista, aprendo una vicenda che riguarda non solo la loro famiglia, ma l’intero sistema di fecondazione assistita nell’area metropolitana di Napoli.

Gli eventi iniziali si intrecciano con una storia di procreazione assistita già nota in casa. Angela, 36 anni, e Marco, 41, si erano rivolti al Centro di Medicina della Riproduzione dell’ospedale San Paolo per avere un secondo figlio, dopo aver già dato alla luce un primo bambino nel settembre 2024 con lo stesso percorso medico. Il 3 giugno 2025 è nata la secondogenita, ma subito sono emerse incongruenze: i test genetici hanno confermato che la piccola non era biologicamente figlia della coppia.

La ricostruzione degli accertamenti ha acceso un punto cruciale della vicenda: secondo quanto emerso, la donna sarebbe stata sottoposta al trasferimento di un embrione appartenente a un’altra coppia. Da questa lettura nasce l’ipotesi di una possibile gestione anomala della fecondazione assistita. Per i genitori, questa prospettiva solleva una delicata domanda sull’intera procedura e sul destino degli embrioni congelati conservati dalla coppia durante il percorso di fecondazione.

La risposta ufficiale su questa fase cruciale non è immediata. L’Asl Napoli 1 Centro ha chiarito, nell’agosto scorso, che non si sarebbe verificato uno scambio di embrioni in senso reciproco; secondo la ricostruzione dell’azienda sanitaria, però, sarebbe stato commesso un errore nella procedura di impianto, con il trasferimento all’altra donna di un embrione appartenente a una coppia diversa, e non viceversa. In pratica, non sarebbe avvenuto uno scambio di embrioni tra coppie, ma sarebbe stato impiantato un embrione non corrispondente a quello previsto per la coppia denunciata.

La scoperta ha spinto i coniugi a rivolgersi alla magistratura. La denuncia è stata presentata nel luglio 2025 e la Procura di Napoli ha avviato un fascicolo per verificare quanto accaduto al centro di procreazione medicalmente assistita del San Paolo. Le indagini dei Nas dei Carabinieri sono state chiave per verificare la relazione tra i protocolli interni e quanto effettivamente accaduto durante le procedure di impianto. L’inchiesta procede nell’ipotesi di lesioni colpose, mentre sono in corso controlli sull’organizzazione e sulla gestione delle procedure.

Contemporaneamente, ispezioni ministeriali e verifiche condotte dal Centro nazionale trapianti hanno evidenziato criticità legate alla gestione dei dati e alle registrazioni delle pratiche di procreazione assistita. Il tema non coinvolge solo la coppia che ha denunciato: altre famiglie che avevano seguito lo stesso percorso nello stesso centro hanno vissuto una ripresa di controlli. Ad agosto, infatti, tre ulteriori famiglie si sono rivolte al legale per chiedere informazioni sul proprio materiale biologico congelato, accendendo un ulteriore fronte di attenzione sulle procedure di conservazione e impianto.

Una domanda resta al centro della vicenda: chi sono realmente i genitori biologici della neonata? La bambina nata a giugno 2025 è biologicamente figlia di un’altra coppia, ma l’identità di tali genitori non è stata resa pubblica. Le indagini hanno di nuovo spinto a concentrarsi sull’identità della coppia proprietaria dell’embrione trasferito per errore, senza trascurare la necessità di fare piena luce sui registri e sulle pratiche di conservazione degli embrioni.

Di fronte a una situazione così complessa, la magistratura e le forze dell’ordine proseguono con cautela. L’obiettivo resta accertare cosa sia realmente accaduto, quali responsabilità possano emergere e quale impatto debba avere sul modo in cui vengono gestite le procedure di fecondazione assistita nella provincia di Napoli. Nel frattempo, la famiglia coinvolta attende risposte che possano restituire chiarezza a una vicenda che ha toccato profondamente i confini della vita privata e della fiducia nel sistema sanitario. Secondo quanto emerso, gli accertamenti continuano e la chiusa di questa storia resta legata agli sviluppi giudiziari e alle verifiche investigative ancora in corso.Napoli, embrione scambiato in clinica: la coppia chiede 540 mila euro di risarcimento e prosegue la battaglia tra fatti clinici, indagini e responsabilità civile

A Napoli una coppia racconta di aver scoperto, durante un percorso di procreazione medicalmente assistita, che l’embrione impiantato non apparteneva a loro. La bambina nata da quel percorso è cresciuta con Angela e Marco, diventando ormai parte della loro vita quotidiana. Nel corso delle interviste rilasciate dopo la denuncia, il padre ha spiegato di amare la bambina e di voler proseguire nel rapporto con lei, pur chiedendo che venga fatta piena luce sull’errore.

La difesa della coppia ha chiuso il cerchio di una vicenda che va molto oltre la semplice verità genetica: la madre biologica è stata accostata a una seconda famiglia, mentre l’emergere della situazione ha scatenato una complessa quanto delicata interlocuzione tra responsabilità medica, diritti dei genitori e tutela della bambina. Nel frattempo, il contesto giudiziario resta articolato: da una parte l’indagine della Procura e gli accertamenti relativi al centro dove è stata condotta la procedura, dall’altra le domande della coppia e di altre famiglie che hanno chiesto informazioni sui propri embrioni.

Ora la parte civile fa il suo passo: diffida e messa in mora notificata tramite Pec all’ASL Napoli 1 Centro e alla direzione sanitaria dell’ospedale San Paolo. L’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste Angela e Marco, ha formalizzato una richiesta di risarcimento pari a 540mila euro. A questa somma potrebbe aggiungersi la documentazione delle spese legali e, eventualmente, un risarcimento per danni psicologici futuri legati al loro primo figlio.

A corredo del dossier, è stata depositata anche la relazione del consulente di parte, il dottor Luca Scognamiglio, che individua diverse voci di danno considerate dalla coppia come conseguenze dirette dell’errore di procedura: danno biologico permanente di natura psichica, danno legato all’autodeterminazione procreativa compromessa, la cosiddetta “nascita indesiderata” e il danno relativo alla potenziale compromissione degli embrioni proprio della coppia. Non mancano riferimenti al danno derivante dall’ignoranza genetica e a un danno riflesso sul primo figlio della coppia.

La ricostruzione della vicenda resta fortemente legata alle evidenze processuali: due fronti aperti procedono in parallelo, con prospettive che, secondo quanto riferito, potrebbero incrociarsi. Da un lato l’indagine penale su quanto accaduto all’interno del centro, dall’altro la domanda di risarcimento che riguarda procreazione, identità genetica, sorte degli embrioni e le conseguenze psicologiche per la famiglia. In questo contesto si inseriscono anche le domande poste da altre famiglie interessate a comprendere cosa sia successo ai propri embrioni, un tema che ha finito per coinvolgere un numero crescente di casi similari all’attenzione delle autorità sanitarie.

Resta da capire come si concretizzeranno gli esiti delle due linee processuali e se si apriranno ulteriori sviluppi nell’inchiesta. In ballo non c’è solo una questione di responsabilità tecnica, ma anche la gestione delle ripercussioni per chi ha vissuto un percorso di fecondazione assistita, in un contesto in cui Napoli è al centro di procedure complesse che coinvolgono ospedali pubblici e strutture sanitarie regionali. L’interrogativo principale resta lo stesso: come evitare che errori simili si ripetano e quali garanzie possono essere offerte alle coppie interessate, preservando al contempo la privacy e il benessere dei bambini nati da tali percorsi.

Gli sviluppi dell’inchiesta penale e l’evoluzione della richiesta risarcitoria restano dunque elementi chiave da monitorare. Due procedimenti distinti che, come sottolineato dai legali della famiglia, sembrano destinati a incrociarsi su un tema cruciale per la medicina riproduttiva: la gestione etica, legale e umana di embrioni e di una vita nata dall’errore tecnico.

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