Napoli, dal bene confiscato alla cucina di futuro: nasce un laboratorio gratuito per i giovani
Un bene confiscato alla camorra a Napoli si trasforma in un laboratorio di cucina gratuito dedicato ai giovani. La fondazione A Voce d’e Creature, guidata da don Luigi Merola, ha inaugurato oggi lo spazio in via Piazzolla, proponendo formazione professionale e opportunità concrete per chi cerca una prima strada di riscatto.
Il progetto si fonda su una logica di apprendimento tra pari: due ragazzi che hanno già terminato il percorso formativo all’interno della stessa fondazione agiranno come formatori per i nuovi allievi. «Il laboratorio coinvolgerà sia i ragazzi iscritti alla fondazione sia quelli che vogliono imparare un mestiere, sarà un corso gratuito», ha spiegato Merola, delineando le finalità dell’iniziativa e la sua accessibilità per chiunque voglia partecipare.
La metodologia è esplicitamente centrata sulla cosiddetta peer education, un modello educativo che poggia sull’esperienza di chi ha già conquistato competenze per sostenere chi sta muovendo i primi passi. «Lo faranno due miei scugnizzi che sono diventati cuochi, perché noi qui usiamo la peer education, cioè uno scugnizzo che acquista un titolo lo spende a favore di chi ha più bisogno», ha sottolineato il sacerdote, evidenziando la filosofia di condivisione delle competenze che guida il progetto.
All’inaugurazione hanno preso parte figure istituzionali di rilievo: Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, il prefetto di Napoli, Michele Di Bari, e il senatore Sergio Rastrelli, segretario della stessa Commissione. Colosimo, nel corso della visita, ha incontrato anche i giovanissimi coinvolti nelle attività di doposcuola e negli altri percorsi educativi promossi dalla fondazione, offrendo una cornice di riconoscimento pubblico all’iniziativa.
La presidente della Commissione ha sottolineato il valore simbolico e pratico del recupero degli immobili sottratti alla criminalità organizzata, richiamando l’attenzione sul flusso virtuoso di restituzione alla collettività della struttura napoletana. «Questa struttura è stata per tantissimo tempo abbandonata. Grazie all’intuizione di don Luigi, che ha messo insieme pubblico e privato, è di nuovo a disposizione della comunità. Una modalità che va usata più spesso e che io sostengo», ha dichiarato Colosimo, evidenziando il legame tra sanità urbana, giustizia sociale e opportunità educative.
Anche il prefetto Michele Di Bari ha insistito sull’importanza educativa del progetto, definendolo una nuova sfida capace di offrire ai ragazzi occasioni concrete di crescita. «Credo che sia sotto gli occhi di tutti che questa ennesima sfida di don Luigi Merola nei confronti dei ragazzi sia un fattore importantissimo in questa città», ha affermato Di Bari, offrendo una lettura di ampio respiro sull’impatto sociale dell’iniziativa. Aggiunge che l’obiettivo va oltre la sola formazione professionale: «Creare le condizioni di un percorso educativo in cui tutti sono impegnati e tutti hanno un obiettivo. Questa credo che sia forse la sfida più bella, più grande e, dai risultati, credo che sia una sfida che si sta vincendo».
Il laboratorio non è soltanto una cucina aperta al pubblico, ma un tassello centrale di un percorso più ampio portato avanti dalla fondazione. Trasformare un luogo sottratto alla criminalità in uno spazio di formazione, inclusione e riscatto significa offrire ai giovani non solo competenze culinarie ma anche una pratica di collaborazione e responsabilità verso gli altri. Attraverso la cucina, i partecipanti possono costruire prospettive concrete per il proprio futuro, imparando a lavorare insieme e a pensarsi non come vittime del contesto, ma come protagonisti di una comunità che guarda avanti.
