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Napoli: DIA confisca un impero da 10 milioni al titolare del Club Partenopeo tra Posillipo e Coroglio

Napoli: DIA confisca un impero da 10 milioni al titolare del Club Partenopeo tra Posillipo e Coroglio

La Direzione Investigativa Antimafia di Napoli allarga la sua azione contro la “movida” napoletana: la DIA ha eseguito un pesante decreto di sequestro patrimoniale, stimato in oltre 10 milioni di euro, nei confronti di Gabriele Esposito, imprenditore quarant’enne già al centro di precedenti inchieste legate alla gestione di locali notturni della città.

Il provvedimento, emesso dal Tribunale su proposta della procura della Repubblica e affidato all’esecuzione della DIA, arriva dopo un percorso di approfondimenti curati dal procuratore capo Nicola Gratteri e dal direttore della DIA Massimo Masciulli. L’obiettivo dichiarato è quello di neutralizzare la disponibilità economica considerarata ingiustificata o legata a contatti pericolosi, disegnando una mappa patrimoniale riconducibile a profili di pericolosità sociale.

I beni sotto sequestro abbracciano una serie di asset significativi: quattro immobili residenziali, tra cui abitazioni di lusso nel quartiere Posillipo, cinque società commerciali (fra le quali figura la struttura che gestisce il Club Partenopeo di Coroglio) e ventotto rapporti finanziari tra conti correnti, polizze e depositi. Un pacchetto articolato che la procura ritiene utile al mantenimento di reti e dinamiche economiche legate ai circuiti della night economy cittadina.

Secondo l’impianto accusatorio portato avanti in passato dagli inquirenti, Esposito, dopo la fase di maxiprocessi e la successiva scarcerazione, avrebbe ripreso contatti e rapporti d’affari con figure di vertice di comparti legati al clan Contini, cosca storicamente associata all’Alleanza di Secondigliano. La trasparenza giudiziaria è stata alterata dai passaggi successivi: nel novembre 2025 la Corte ha infatti ribaltato l’impostazione accusatoria iniziale contro Esposito e i familiari coinvolti, assolvendo i fratelli Esposito e le rispettive consorti dall’accusa di associazione mafiosa e riciclaggio. Un verdetto che ha delineato una netta separazione tra responsabilità penale e dinamiche economiche, evidenziando come i capitali societari non derivino necessariamente da illeciti penali.

Nello stesso filone, l’unica condanna riferita al 2025 sul conto di Esposito fu di carattere diverso: due anni di reclusione per violenza privata, contestualizzata a un episodio verificatosi durante un evento al Teatro Posillipo. L’esito del processo ha dunque distinto tra la punizione per una condotta individuale e la valutazione complessiva della provenienza delle risorse patrimoniali, ora al centro della decisione di sequestro.

La DIA spiega che la base del nuovo provvedimento non poggia su una singola violazione, ma su un’analisi accurata della sproporzione tra redditi dichiarati e la massa patrimoniale accumulata nel tempo. L’indagine, avviata già nel 2019 e costantemente aggiornata, ha portato all’individuazione di una rete di assets ritenuti strettamente collegati alla sfera di influenze e al rafforzamento di asset finanziari in grado di supportare attività edemicamente legate ai contesti della movida napoletana. Il risultato è un pesante fortissimo segnale di attenzione dello Stato verso l’economia illegale, anche quando i filoni penali hanno seguito percorsi di assoluzione.

In chiave locale, l’operazione di sequestro propone una lettura chiara: l’azione antimafia economica prosegue oltre la dimensione giudiziaria tradizionale, mirata a disarmare la capacità di imporsi nel tessuto economico e sociale tramite beni e patrimoni non giustificati. Napoli si trova così ad affrontare una complessa intersezione tra dinamiche notturne, potere economico e reti criminali, con la DIA che mette al centro strumenti mirati a preservare legalità e trasparenza finanziaria.

Restano da verificare gli sviluppi della procedura patrimoniale e gli elementi che ancora dovessero emergere in sede investigativa. Per ora, la decisione del tribunale offre al contesto giudiziario una conferma pratica dell’uso degli strumenti di prevenzione patrimoniale come leva di contrasto alle offrire e ai circuiti economici ritenuti ingiustificati, rafforzando il distacco tra la gestione delle risorse e le reti criminali potenzialmente coinvolte.

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