Cronaca di Napoli
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Napoli: al centro la tutela del personale sanitario contro gli attacchi agli ospedali

Napoli: al centro la tutela del personale sanitario contro gli attacchi agli ospedali

Napoli, 22 settembre. Un pugno al volto di una persona presente tra le corsie dell’ospedale Pellegrini, sferrato da chi si era lamentato dell’attesa in sala d’attesa. L’episodio, l’ultimo di una lunga serie, è emblematico di una quotidianità che trasforma i presidi sanitari in luoghi di tensione: servono regole chiare e una protezione reale per chi lavora e chi chiede aiuto.

Nel frattempo Napoli ospita una rinnovata attenzione al tema della sicurezza in ospedale. Il 5 e il 6 ottobre, nell’Aula Magna del Centro di Biotecnologie della Federico II, è in programma il XXIII Congresso Nazionale OspedaleSicuroDuemila26, un momento di confronto nazionale che mette al centro pratiche e strumenti di tutela per operatori e pazienti.

I numeri allarmanti arrivano da un quadro nazionale che nel 2025 registra quasi 18mila episodi di aggressione, fisica o verbale, con 23.367 operatori sanitari coinvolti. Le aggressioni hanno colpito soprattutto gli infermieri (55%), seguiti da medici (16%) e da operatori socio-sanitari (11%). Tensioni, timore e lunghe attese alimentano la rabbia dei cittadini, ma la risposta non può passare solo per il coraggio dei singoli: occorrono protocolli chiari, sistemi di allarme tempestivi e una informazione costante ai famigliari, insieme a meccanismi di registrazione delle minacce per prevenirne la strafazione in violenza fisica.

La questione non riguarda soltanto l’aggressione diretta: tra i rischi va considerata anche la fatica accumulata sui turni notturni, i disturbi del sonno e l’apnea ostruttiva, che influenzano prontezza e lucidità nella somministrazione di terapie e decisioni urgenti all’alba. A questi si sommano rischi “invisibili” come la possibile contaminazione da agenti chemioterapici, la gestione di pazienti cronici o cardiopatici, e le conseguenze muscolo-scheletriche legate al movimento dei degenti non autosufficienti.

La risposta promessa dal congresso non è solo normativa: la tecnologia entra come alleato strategico. L’obiettivo è introdurre l’Intelligenza Artificiale come strumento di prevenzione, capace di analizzare masse di dati per anticipare criticità, monitorare i livelli di stress degli operatori e rilevare i rischi ambientali prima che si traducano in incidenti. «La sicurezza in ospedale non può più essere considerata un semplice insieme di adempimenti burocratici», ha detto Maria Triassi, presidente del congresso insieme al Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. «Deve diventare parte integrante della progettazione sanitaria: dal disegno di un reparto all’organizzazione dei turni», ha aggiunto.

La scelta di Napoli come cornice di questa edizione sottolinea un filo diretto tra la realtà quotidiana dei presidi campani e una riflessione nazionale. L’evento di ottobre si propone di tradurre la teoria in pratiche operative, offrendo soluzioni concrete per ridurre le aggressioni, gestire lo stress del personale e tutelare chi chiede aiuto.

In chiusura, il congresso annuncia una prospettiva in cui la tecnologia non sostituisce l’uomo ma ne potenzia le capacità, con l’obiettivo di restituire sicurezza e dignità sia a chi lavora negli ospedali sia a chi cerca cure, nel contesto di una regione che guarda alla sanità come al suo vero terreno di innovazione.

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