A Napoli torna la protesta con le tende all’Università: studenti fuorisede insediano il cortile della sede di Porta di Massa della Federico II, nell’ambito di una mobilitazione nazionale promossa dai Collettivi Autorganizzati Universitari.
L’iniziativa mette al centro il costo degli alloggi studenteschi e la percepita privatizzazione degli studentati, tema al centro della mobilitazione che attraversa diverse città italiane. A Napoli, i promotori hanno riaperto un presidio che replica l’uso simbolico delle tende come segno tangibile di una battaglia per l’abitare e per l’accesso agli studi.
Nella cornice della mobilitazione, è stato organizzato anche un flash mob in sei città, tra cui la metropolitana Napoli (Napoli come contesto locale). Nella notte, davanti ad alcuni studentati privati sono spuntati manifesti raffiguranti Mr. Monopoly, accompagnati dallo slogan: «Sfrattiamo i super ricchi: per difendere i nostri quartieri, per difendere il nostro diritto allo studio». Un messaggio chiaro che richiama la necessità di tariffe più accessibili e di alternative abitative sostenibili per chi studia lontano da casa.
Questa mattina il presidio è stato nuovamente allestito a Porta di Massa, dove le tende restano al centro della protesta. L’iniziativa mira a riportare l’attenzione sulle difficoltà concrete che incontrano gli studenti fuorisede nel trovare alloggi a prezzi decenti, e a denunciare quella che i giovani promotori descrivono come una progressiva privatizzazione dei servizi residenziali universitari.
La protesta rientra in una cornice nazionale lanciata dai Collettivi Autorganizzati Universitari, che hanno indicato come obiettivo principale la difesa del diritto all’abitare e l’accesso allo studio per chi arriva da fuori regione o da altre città. In occasione di questa giornata, Napoli si aggiunge a una днев mobilitazione che mobilita centinaia di studenti e che punta a spostare il fulcro delle politiche abitative dall’offerta privata a soluzioni pubbliche e sostenibili.
Gli organizzatori della protesta sottolineano che l’attenzione non è rivolta solo al canone di locazione ma all’intera dinamica di accesso agli alloggi per studenti: dalle rette ai servizi, passando per la tutela delle famiglie che sostengono la mobilità studentesca. In questo quadro, l’allestimento delle tende diventa simbolo di una richiesta di cambiamento concreto, capace di coinvolgere anche l’amministrazione universitaria e le istituzioni locali.
In città come Napoli, la risonanza di questa mobilitazione va oltre l’episodio singolo: è una riflessione sul costo della vita universitaria, sui quartieri coinvolti dalla presenza di studenti e sul ruolo delle università come motore di inclusione. Il movimento invita a un confronto sulle politiche abitative, ma resta ancorato ai fatti sul tavolo: la necessità di soluzioni pratiche che rendano l’università accessibile a chi arriva da altre regioni.
Al momento, la dinamica resta quella di una protesta civile e pacifica, con presidi che hanno lo scopo di stimolare un dialogo tra studenti, atenei e decisori politici. La speranza dei partecipanti è che la questione trovi risposte concrete e durature, in un contesto urbano come Napoli che continua a essere polo di formazione e di movimenti civici. Il prossimo passo, secondo gli organizzatori, sarà monitorare lo sviluppo della mobilitazione e valutare eventuali iniziative di carattere pubblico volte ad una più ampia partecipazione della comunità accademica.
