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Marigliano: ex sindaco Antonio Carpino si costituisce in carcere per espiare 5 anni e 4 mesi

Marigliano: ex sindaco Antonio Carpino si costituisce in carcere per espiare 5 anni e 4 mesi

Si chiude una pagina lunga e controversa della cronaca giudiziaria campana: l’ex sindaco di Marigliano, Antonio Carpino, si è costituito in carcere per iniziare a scontare la pena definitiva di cinque anni e quattro mesi per scambio elettorale politico-mafioso. La condanna è diventata irrevocabile con la recente pronuncia della Corte di Cassazione, mettendo fine a una vicenda che ha investito la scena politica locale e le ripercussioni di una stagione elettorale segnata da timori di infiltrazioni criminali.

La vicenda trae origine dalle elezioni amministrative del 2015, quando Carpino guidò una coalizione di centrosinistra nel comune dell’agro nolano. Secondo l’impianto accusatorio della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, tra la metà del decennio scorso e l’inizio della campagna per le nuove elezioni la politica cittadina sarebbe stata contornata da collegamenti con ambienti delinquenziali radicati nel territorio, in particolare nell’area di Pontecitra, nota per la presenza di edilizia popolare e per un passato caratterizzato da condizionamenti camorristici.

Le indagini hanno indicato nel meccanismo di procacciamento dei voti e nel conseguente scambio di favori tra candidati e clan una delle chiavi della vicenda. Tra gli elementi dell’impianto accusatorio figuravano le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, tra cui nomi come Cristiano Piezzo, Massimo Pelliccia e Tommaso Schisa, che gli investigatori hanno utilizzato per ricostruire una rete di contatti tra la campagna elettorale e ambienti criminali.

Il 21 luglio 2020 Carpino fu interessato da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita dai carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna. Sullo stesso provvedimento pendeva anche la posizione di Luigi Esposito, conosciuto come ’o Sciamarro, indicato dagli inquirenti come figura di riferimento criminale nell’area di Pontecitra. L’arresto giunse in un momento delicato per la politica locale: Carpino era in corsa per una nuova candidatura alle amministrative del 2020, e quel provvedimento pose fine all’eventualità di una riconferma.

Nel corso del processo è giunta la prima sentenza di condanna in primo grado nel 2023, con Carpino condannato a sei anni e nove mesi di reclusione. La pena rientra nell’ambito dell’ipotesi di accordo elettorale tra sostenitori politici e ambienti della criminalità organizzata, con l’accusa di procurare consensi in cambio di utilità e promesse di interessi economici e occupazionali. Anche Esposito figurava tra gli imputati nello stesso procedimento, seppur senza che, al momento, sia chiarito l’esito di tutte le posizioni processuali collegate.

Oggi Carpino, in regime di detenzione, chiude un capitolo cruciale della politica mariglianese. La vicenda ha attraversato la fase elettorale del 2015, i mesi di indagine della Dda e le successive certezze giuridiche maturate con la Cassazione, che hanno sancito una condanna definitiva e un riordino dei rapporti tra pubblico e criminalità nel territorio dell’area a nord di Napoli. Restano aperti invece i profili ancora da chiarire: quale sia stato l’impatto di questa vicenda sull’amministrazione pubblica locale, e quali conseguenze politiche ne deriveranno nelle prossime tornate elettorali, sono domande a cui la magistratura e la comunità dovranno dare risposte nei prossimi mesi.Napoli, Corte d’Appello riduce la pena a Carpino ma conferma la condanna per scambio elettorale politico-mafioso

A Napoli, la Corte d’Appello ha chiuso una pagina della vicenda nata attorno alle elezioni comunali del 2015: la condanna dell’ex amministratore Carpino resta, ma la pena è diminuita. La sentenza, discussa nel settembre 2025, conferma la responsabilità per uno scambio politico-mafioso, pur abbassando l’ammontare della pena. Per Esposito, la riduzione è stata identica su base temporale e principio, pur mantenendo l’impostazione accusatoria.

La vicenda è nata dall’indagine sulle elezioni comunali del 2015 e ha seguito Carpino lungo tutto l’iter giudiziario. In primo grado, la sentenza aveva inflitto all’ex amministratore una pena di 7 anni e 6 mesi. L’esito del giudizio di primo grado ha quindi aperto la strada ai passaggi successivi, con attenzione anche alla posizione di Esposito, coinvolto nel medesimo contesto.

In sede d’appello, la misura è stata oggetto di una revisione. La Corte ha ridotto la pena inflitta a Carpino da 6 anni e 9 mesi a 5 anni e 4 mesi di reclusione, senza ribaltare l’affermazione di responsabilità per lo scambio politico-mafioso. La stessa destinazione riveduta ha riguardato la posizione di Esposito, la cui pena è stata fissata a 6 anni, rispetto ai precedenti 7 anni e 6 mesi. Una differenza sostanziale ma non una cancellazione della responsabilità ascritta in precedenza.

Dopo la pronuncia d’appello, il collegio difensivo di Carpino – composto dagli avvocati Bruno Spiezia, Francesco Picca e Aniello Quatrano – aveva annunciato l’intenzione di presentare ricorso in Cassazione, mirando a un controllo di legittimità della decisione. La sentenza d’appello, però, non ha ancora avuto effetto definitivo: per giungere al giudicato è previsto il passaggio in Cassazione.

Con la definitività della condanna, Carpino dovrà ora espiare la parte residua della pena, secondo quanto stabilito dalla sentenza irrevocabile. L’ingresso in carcere segna quindi l’avvio della fase esecutiva, che suggella il percorso processuale avviato anni fa e seguito passo dopo passo dall’autorità giudiziaria di Napoli.

Il caso resta emblematico di una vicenda giudiziaria che ha attraversato decenni di procedure e ricorsi, con implicazioni ancora in corso di definizione nell’ambito della giustizia penale di Napoli. Nell’insieme dei rilievi ufficiali, la decisione d’appello conferma la cornice di accusa per la condotta contestata, evidenziando però una diminuzione della pena rispetto a quanto stabilito in prima istanza. Ora l’attenzione degli addetti ai lavori si sposta sul tema della Cassazione e sul prosieguo della fase esecutiva.

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