Linee ferroviarie ferme tra Campi Flegrei e Pozzuoli: pendolari in attesa, proteste e una ripresa che tarda a partire
Quattro mesi dopo lo stop della Linea 2 della metropolitana tra Campi Flegrei e Pozzuoli, i pendolari dell’area restano senza un servizio di livello. La tratta, interrotta a giugno dopo i controlli nella galleria tra Bagnoli e Pozzuoli in seguito alla forte scossa di aprile/maggio, non ha ancora una data certa di ripartenza su almeno un binario, nonostante i lavori per una nuova fermata in via Nuova Agnano procedano a ritmo serrato in vista dell’America’s Cup 2027. Nel frattempo, i bus sostitutivi non riescono a smaltire i flussi di utenti, rendendo la quotidianità aufge differente per chi va e arriva dall’area flegrea.
La ragione dello stop, spiegano le fonti, risiede inizialmente nelle rilevazioni di CO₂ superiori alla norma nelle gallerie, un fenomeno legato al bradisismo in atto. A settembre è stato aperto il cantiere per la fermata di via Nuova Agnano, parte del piano di riqualificazione della linea, ma ad oggi la linea resta inutilizzata per il trasporto passeggeri. I lavori, assicurano gli addetti, vanno avanti, ma la situazione operativa resta immutata: nessuno può viaggiare sulla Linea 2 finché non saranno superate le verifiche di sicurezza.
Gli utenti raccontano l’impatto di questa sospensione. A Piazzale Tecchio, Mariateresa, commessa, descrive una scena quotidiana da “delirio”: file infinite per lo smistamento dei passeggeri, autobus con capacità limitata e tempi di attesa che raggiungono i 40 o 50 minuti per salire a bordo. Di giorno è la regola, di notte la situazione peggiora, come racconta Daniela, segretaria: “Dopo le 21 è difficile trovare una navetta che faccia le fermate intermedie”; spesso, aggiunge, è successo di pagare un taxi pur avendo l’abbonamento. Un docente in servizio serale aggiunge che il servizio non può sostituire la metropolitana: navette che non rispettano gli orari, autisti poco cortesi, corse saltate e percorsi modificati all’ultimo momento; e inoltre, un professore universitario confida di aver atteso un’ora perché l’autista aveva bisogno di riposare e non c’erano altre navette disponibili, notando anche l’aumento del prezzo del biglietto di 10 centesimi.
Tra i pendolari circola anche una critica più tagliente verso le istituzioni. Il regista Mario Gelardi, in un post su Facebook, riassume lo stato di fatto: “Da giugno, da Campi Flegrei in poi, è tutto chiuso, spostarsi è un’odissea. Al posto della metro ci sono le navette sostitutive, grandi più o meno come piccoli scuolabus. Affrontano tutto il traffico. Non ho mai visto un vigile governarlo. Le navette sono pienissime. A volte non sai se riuscirai a salire o se scenderai alla fermata giusta. Il sindaco ci invita a usare i mezzi pubblici. Io la macchina non ce l’ho. I mezzi pubblici li ho sempre usati. Non sono io ad aver rinunciato. Sono i mezzi pubblici ad aver rinunciato a noi. Napoli non finisce a piazzale Tecchio.” Diverse voci di pendolari chiamano direttamente in causa il sindaco Manfredi: “Si è fatto fotografare qui, a pochi passi, con i nuovi treni della Linea 6. Ma perché sulla Linea 2 tace?”
Sulla gestione dell’infrastruttura, è arrivata una ricostruzione istituzionale: RFI è responsabile della linea e del servizio, mentre l’assessorato regionale alla Protezione Civile coordina il tavolo tecnico per la riapertura della galleria. A settembre, dopo due mesi di prove, i livelli di CO₂ erano diminuiti grazie a un nuovo sistema di aspirazione; da quel momento, però, non sono pervenute ulteriori comunicazioni ufficiali. Nel frattempo, gli utenti dell’area flegrea hanno annunciato una mobilitazione contro RFI e Trenitalia, con una petizione pubblica per chiedere la ripresa della linea.
Il contesto resta complesso: da una parte, la necessità di garantire condizioni di sicurezza adeguate; dall’altra, la domanda di una riattivazione rapida della Linea 2 per restituire respiro a una zona che conta sul trasporto pubblico per collegare Campi Flegrei, Pozzuoli e l’area napoletana in generale. Le prossime settimane saranno decisive non solo per definire una data di riapertura, ma anche per capire quale modello di servizio sostitutivo potrà davvero accompagnare una mobilità sostenibile in vista dei grandi eventi internazionali e delle esigenze quotidiane dei cittadini. In attesa di risposte chiare, la petizione resta in campo come primo passo di protesta civile e di richiamo alle istituzioni.
