Napoli – Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato l’interdizione di un anno dalla professione medica per Guido Oppido, cardiochirurgo e primario del reparto di cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Monaldi, nell’ambito dell’inchiesta sul decesso di Domenico Caliendo, due anni, avvenuto dopo un trapianto di cuore eseguito lo scorso 23 dicembre. L’ordinanza è serrata: “Hanno agito con la coscienza e la volontà di confezionare un documento che non rappresentava conformemente la realtà”.
L’indagine ruota attorno al tragico esito di un intervento che aveva come esito la morte del piccolo paziente, avvenuta a febbraio, e riguarda anche altre operazioni vissute all’interno dell’ospedale napoletano. Nel medesimo filone procedurale, i giudici della Libertà hanno invece accolto il ricorso della difesa e cancellato la sospensione per la seconda operatrice in sala, la dottoressa Bergonzoni.
Al centro dell’analisi del Riesame ci sono le contestazioni più spinose: false indicazioni in cartella clinica, tesi secondo cui il referto operatorio sarebbe stato ritoccato per mascherare la reale sequenza dei fatti. In particolare, i magistrati evidenziano due elementi chiave: la presunta sincronia forzata tra l’avvio della circolazione extracorporea e l’arrivo in Monaldi dell’equipe di espianto proveniente da Bolzano; e la coincidenza temporale tra l’inizio della cardiectomia, la presenza degli operatori con il contenitore del cuore del donatore e l’apertura dello stesso.
Secondo i giudici, quando il referto fu redatto il 26 dicembre, Oppido avrebbe avuto “manifesto interesse a tutelarsi” da possibili accuse per aver accelerato i tempi dell’intervento. L’obiettivo, spiegano, era “negare l’anticipazione dei tempi e dare atto di una simmetria cronologica” per evitare contestazioni disciplinari e penali, nonostante, in quel momento, il chirurgo fosse “palesemente dubbioso” sull’esito delle perizie.
La lettura delle motivazioni del Riesame smonta quindi la versione fornita dallo stesso primario: la narrazione presente nel documento inviato alla direzione del Monaldi il 30 dicembre presenta divergenze significative rispetto a quanto emerso durante gli interrogatori, in particolare sulle sequenze dei vasi trattati e sulla durata della cardiectomia, stimata dai magistrati in circa quindici minuti – tre volte quanto riferito in prima battuta.
Un’altra accusa che riemerge con forza è quella legata al timore di una reiterazione. L’atteggiamento emerso nelle riunioni e nelle testimonianze post-intervento, sostengono i giudici, rivela “una personalità tanto ostinata da far concretamente temere che, trovandosi in una condizione che lo richieda, l’indagato possa rendersi protagonista di altro analogo falso pur di allontanare da sé ogni sospetto di errore”.
La decisione del Riesame è stata accompagnata da una nota su confini della sospensione interna all’ospedale: i giudici hanno rilevato che la misura assunta dall’azienda ospedaliera riguarda limitatamente il Monaldi, mentre l’interdizione emessa dall’autorità giudiziaria va oltre, vietando l’esercizio della professione medica ovunque venga praticata.
Resta da chiarire quali ulteriori sviluppi nasceranno dall’indagine, che resta a tutela della presunzione di innocenza. Secondo quanto emerge, gli accertamenti proseguono, nel contesto di un caso particolarmente delicato per l’area della cardiochirurgia pediatrica e per la gestione clinica di casi complessi come quello di Domenico Caliendo.
