Napoli, faida tra clan della Sanità: otto condanne in abbreviato a fronte di un controllo del territorio blindato dai giovani affiliati al Sequino-Savarese-Pirozzi
Nel cuore del rione Sanità, una lunga indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha smantellato un gruppo di giovani affiliati al clan Sequino-Savarese-Pirozzi. L’operazione, portata a conclusione con un verdetto emesso in sede di giudizio abbreviato, conferma la gravità delle loro attività di piazzamento e controllo del territorio, nonché l’uso di mezzi intimidatori nei confronti di rivali e residenti. Il lavoro d’intelligence, supportato da una microcamera posizionata dai Carabinieri, ha permesso di ricostruire step by step le dinamiche del gruppo e le forme di pressione messe in atto sul quartiere.
Il verdetto del tribunale arriva dopo la retata di dicembre 2025, che aveva già segnato un punto di non ritorno per l’orbita criminale al centro della città. Il giudice per le indagini preliminari Federica Colucci ha accolto pienamente l’impianto accusatorio messo a punto dai pubblici ministeri della Dda Urbano Mozzillo e Maria Sepe, confermando la qualificazione mafiosa a carico di tutti gli imputati. Secondo quanto riportato da Il Roma, in cinque casi i giudici hanno persino superato le richieste dell’accusa, sottolineando la severità della risposta penale alle condotte criminose.
Le pene diametralmente più pesanti hanno interessato otto protagonisti: Ciro Esposito, condannato a 8 anni e 4 mesi di reclusione; Ivan Zinzi, 7 anni; Danilo Peraino, 5 anni e 4 mesi; Salvatore La Salvia, 5 anni; Alexandr Babalyan, 4 anni e 8 mesi; Francesco Pio Massaro, 4 anni e 4 mesi; Luis Antonio Amodio, 3 anni e 8 mesi; Gennaro De Marino, 3 anni e 8 mesi. Una decisione che, secondo la difesa, potrebbe essere oggetto di contestazione in sede di motivazioni e appello, come anticipato dagli avvocati che accompagnano gli imputati.
Un quadro sanzionatorio duro inquadrato dall’istruttoria: l’indagine avrebbe dimostrato come l’intera paranza, cresciuta rapide nel centro storico, avesse fatto leva sull’uso di strumenti digitali per comunicare prodezze e proclami, intrecciando la realtà delle strade con contenuti social, video e fotografie condivise tra i giovani. Le prove hanno mostrato come l’organizzazione cercasse di trasformare il cuore della città in un feudo inaccessibile, in competizione diretta con rivali storici, tra i quali spiccano i membri del clan avversario Vastarella.
Sul contesto di violenza che ha accompagnato questa stagione, l’inchiesta colloca anche i contorni della faida tra gang che ha attraversato la zona tra il 2024 e il 2025. Tra gli episodi più significativi, la sparatoria dell’ottobre 2024 nel centro storico, in cui perse la vita un quindicenne, Emanuele Tufano, e lo sviluppo successivo di vendette tra le fazioni della Sanità e del Mercato. Tra gli imputati figura anche Alexandr Babalyan, ritenuto esecutore materiale di quell’omicidio, collegato a una più ampia traiettoria di violenze che ha segnato la città in quegli anni. Il legame tra i profili juvenili e la realtà criminale è stato ricostruito grazie all’analisi di messaggi, video e contenuti social utilizzati dai giovani per proiettare un’immagine di forza e dominio.
La sentenza arriva con la consapevolezza che il lavoro delle forze dell’ordine non si arresta qui: gli accertamenti, le motivazioni e gli elementi di responsabilità verranno riesaminati nei motivi d’impugnazione. La difesa, già annunciando l’esame dei motivi di ricorso, punta a ridefinire i confini delle responsabilità individuali, mantenendo ferma l’attenzione sull’equilibrio tra repressione e garanzia delle prerogative processuali.
La cronaca giudiziaria, pur nel rigore delle condanne, resta nebbia ancora da diradare sui contorni della faida e sulle possibili ricadute future nel tessuto sociale della zona. Resta da verificare se le dinamiche emerse dall’indagine possano aprire spazi a nuove misure di prevenzione e a eventuali sviluppi nelle sedi competenti. Nel frattempo, Napoli guarda a come la giustizia possa restituire serenità a una parte della città segnata da una violenza che, come dimostrano i mesi recenti, ha tentato di ridurre al minimo le possibilità di normalità per i residenti.
