Campi Flegrei: oltre un miliardo di euro per la prevenzione antisismica, ma la posta è chi resta fuori dalle misure
Nel contesto campano, la discussione sul piano antisismico non è soltanto una questione di numeri. È la questione di chi, tra residenti e piccole imprese, rischia di rimanere escluso dalle misure di prevenzione e di sicurezza messe in campo. Il nuovo decreto sul Campi Flegrei prevede un percorso articolato che guarda al futuro della zona nel suo complesso, non solo alle singole opere.
Il quadro finanziario è immediato: è previsto un commissario incaricato per dieci anni e un budget superiore a un miliardo di euro destinato a interventi che integrano prevenzione, sicurezza e gestione del territorio. Si parla di interventi strutturali, di consolidamenti e di riquadrature di edifici pubblici e scuole, insieme a piani di evacuazione e a sistemi di monitoraggio sismico-sanitario che interessano Napoli e la sua cintura metropolitana.
Una parte significativa della misura riguarda anche una fascia di contribuzione per chi supera i 28mila euro di reddito imponibile. Tale meccanismo, così come descritto, mira a destinare risorse aggiuntive agli interventi volti a ridurre la vulnerabilità sismica delle aree considerate a rischio, con l’obiettivo di tradurre la responsabilità collettiva in investimenti concreti per famiglie e piccole imprese che quotidianamente convivono con l’incertezza legata al rischio vulcanico.
Dietro ai numeri, però, c’è subito una questione di efficacia sul campo: scuole che restano operative grazie a verifiche antisismiche, edifici pubblici che diventano meno esposti ai rischi, infrastrutture viarie e marciapiedi che acquistano maggiore resilienza. Nel fronteggiare queste trasformazioni, resta aperta la domanda su chi, tra i quartieri popolari, non rientri nei tetti di contribuzione o non abbia accesso ai cantieri di messa in sicurezza e ai bandi di intervento.
La sfida di governance non è secondaria. Perché gli esiti delle scelte possano tradursi in risultati reali serve una rete di collaborazione tra enti e soggetti diversi: protezione civile, servizi sanitari (ASL e strutture di protezione sanitaria), municipi e autorità di gestione locale devono dialogare in modo costante per garantire un sistema di allerta tempestivo e una risposta rapida alle esigenze quotidiane. Senza una gestione integrata e trasparente delle gare e dei bandi, i miliardi rischiano di restare numeri su carta, invece di tradursi in case sicure e servizi pubblici più efficaci.
In definitiva, la sfida non è soltanto la soglia economica o la definizione di un commissario; è la capacità di Napoli e della sua cintura di tradurre una promessa in opere visibili, modulando la pianificazione territoriale, la mobilità e l’accesso alle infrastrutture necessarie per una realtà urbana sempre più vulnerabile. Se la città vuole crescere senza lasciare indietro nessuno, la politica deve trasformare la risoluzione di questi nodi in azioni concrete, giorno per giorno, nelle cronache della metropoli e nelle vite dei residenti.
