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Quattro ergastoli e 90 anni di carcere richiesti per i membri della ‘paranza’ della Sanità nell’omicidio Tufano

Quattro ergastoli e 90 anni di carcere richiesti per i membri della ‘paranza’ della Sanità nell’omicidio Tufano

Napoli – Ieri mattina, nella Corte di Assise, si è svolta un’udienza drammatica che ha rivelato il lato oscuro di una notte di violenza incalcolabile. Il pubblico ministero Celeste Carrano ha presentato la requisitoria nel caso della morte di Emanuele Tufano, un quindicenne colpito da un proiettile durante un’aggressione folle, sottolineando come la tragedia sia il frutto di un contesto di violenza giovanile dominato dai clan locali.

Una notte di fuoco: la dinamica dell’episodio

Il 24 ottobre 2024, il rione Sanità è diventato un teatro di guerra tra bande giovanili, parte di una faida con radici nel cartello Savarese-Sequino. Il tragico epilogo è rappresentato dalla morte di Tufano, raggiunto alla schiena da un proiettile calibro 22, presumibilmente esploso da Mattia Buonafine mentre il ragazzo serviva da scudo durante una rapina in scooter.

Un’arma che, nel quartiere, è diventata un simbolo di potere per i giovani coinvolti in queste violenze soprannominate “mostri”.

Le richieste della Procura e le reazioni in aula

Il pubblico ministero ha chiesto l’ergastolo per i maggiorenni coinvolti: Cristian Scarallo, accusato di essere il capo del gruppo, e Mattia Buonafine, ritenuto l’autore dello sparo letale, insieme a Giuseppe Auricchio e Raffaele Criscuolo. Le lettere di scuse inviate alla famiglia di Tufano sono state interpretate come tentativi tardivi di difesa in un contesto giudiziario già compromesso.

In contrasto, i coimputati Vincenzo Zerobio e Francesco Esposito, che hanno collaborato, hanno ricevuto una richiesta di 30 anni di reclusione.

Il quadro giudiziario e il duro colpo alla criminalità giovanile

Questo caso si inserisce all’interno di una vasta indagine condotta dalla Squadra Mobile e dalla Dda di Napoli, che ha già portato a numerosi arresti nel maggio 2025. Le autorità stanno cercando di affrontare la crescente violenza tra i giovani, evidenziata anche dalla condanna a 12 anni per Gennaro De Martino, coinvolto in una rivalità tra bande.

Con la parola ora alle difese, la Corte si prepara a emettere una sentenza che potrebbe segnare un punto di svolta nella lotta contro la criminalità giovanile a Napoli, affrontando un fenomeno che continua a minacciare il tessuto sociale della città.

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