Napoli torna a fare i conti con un traffico che immobilizza il centro e diventa, per i tassisti, il simbolo delle difficoltà quotidiane. Le sigle di categoria rilanciano l’allarme e chiedono all’amministrazione comunale interventi concreti, non più giustificazioni, per rialzare il livello di servizio e rendere più sostenibile l’attività quotidiana degli operatori.
Nelle ultime settimane la vicenda della mobilità ha trovato nuovi riferimenti nei comportamenti dei palazzi istituzionali: l’assessore Cosenza è stato incapace di raggiungere una riunione per l’ingorgo che ha avvolto la città, mentre una settimana prima il Consiglio era stato sciolto per mancanza del numero legale. Alcuni consiglieri hanno motivato la propria assenza proprio con le condizioni viarie, evidenziando una città sempre più congestionata.
«Se il traffico blocca anche chi amministra…» è la riflessione che accompagna le parole delle sigle sindacali dei tassisti, impegnate a trasformare l’indignazione in proposte concrete. Per i tassisti, però, i disagi non si limitano ai tempi di percorrenza: rimanere fermi nel traffico significa consumare più carburante, aumentare i costi di gestione e ridurre il numero di corse possibili in una giornata lavorativa. Da qui nasce la richiesta di un cambio di passo che vada oltre le chiacchiere e investa davvero la gestione della viabilità.
La mobilitazione è stata calendarizzata per martedì 6 ottobre 2026, alle ore 10, davanti a Palazzo San Giacomo. A promuoverla sono ATN/SITAN, UNIMPRESA, FEDER TAXI/CISAL e FAST/CONFSAL, con il sostegno del Comitato Tassisti di Base. Tra le richieste avanzate dalla categoria, tre si stagliano come prioritarie: un piano traffico organico per la città, interventi concreti per contrastare il caro carburante e risposte chiare ai problemi strutturali che interessano il settore.
L’obiettivo è esplicitamente chiaro: riportare al centro del confronto con l’amministrazione le condizioni di lavoro dei tassisti, evidenziando come la congestione e l’aumento dei costi incidano direttamente sul numero di corse e sulla redditività dell’attività. Le sigle puntano a un dialogo operativo piuttosto che a mere dichiarazioni di principio, convinte che il futuro della categoria non possa essere rinviato: «Il futuro della nostra categoria non si aspetta: si costruisce insieme», è l’invito che chiude l’appello ai colleghi.
In questa cornice, Napoli si interroga sul ruolo della mobilità pubblica e privata: il traffico non è solo un ostacolo quotidiano, ma un unificante elemento di discussione tra cittadini, imprese e governo locale. Mentre si avvicinano le ore della manifestazione, resta centrale la domanda su quali strumenti pratici e tempestivi possano davvero alleggerire la pressione sui taxi e, in prospettiva, su tutto il trasporto urbano. Il confronto è aperto, e il calendario indica una data già pronta a trasformarsi in banco di prova per l’amministrazione: dimostrare che le promesse si traducono in azioni concrete.
