«I nostri figli siano operati a Napoli». È l’appello delle famiglie dei bambini cardiopatici del Monaldi, che denunciano una situazione di «profondo disagio, dispiacere e smarrimento» che perdura da mesi, acuita dalla sospensione delle attività operatorie legate all’inchiesta della Procura di Napoli sul tragico caso del piccolo Domenico Caliendo.
Il provvedimento di sospensione ha modificato drasticamente i percorsi di cura di numerose famiglie: il Monaldi è al centro di un’indagine che coinvolge diversi medici della struttura, legata al fallimento di un trapianto di cuore del piccolo Domenico Caliendo. Una situazione che, secondo quanto riferito dalle famiglie, ha interrotto parti essenziali della terapia e della vigilanza post-operatoria di bambini già fragili.
«Molte famiglie sono costrette a lasciare la Campania e a spostarsi a Roma, Genova, Torino, Bologna, Milano. Questo accade perché ci viene riferito che al Monaldi, al momento, non ci sarebbero le condizioni adeguate per effettuare determinati interventi complessi in sicurezza», spiegano i genitori, evidenziando un vuoto che rischia di allontanare i piccoli dai centri di riferimento di cui hanno bisogno.
La preoccupazione si intreccia con una riflessione sul proprio passato sanitario: «Viviamo con la paura di non avere un centro di riferimento vicino a casa in grado di rispondere a tutte le nostre esigenze, oltre il primo soccorso», ricordano, richiamando anche l’operato passato del dottor Guido Oppido, tra i nomi citati come riferimento per quei bambini.
«Oggi, invece, siamo costretti a cambiare regione per i controlli e per i successivi interventi. Siamo affidati a professionisti che non conosciamo», proseguono le famiglie. Il rischio, denunciano, è che «si spezza quella continuità di cura che per un bambino cardiopatico è vitale».
La situazione ha acceso una discussione pubblica rivolta alla Direzione dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, alla Regione Campania e alle istituzioni competenti. «Tutti gli investimenti e i fondi spesi in questi mesi per potenziare il Monaldi, a cosa sono serviti se oggi le famiglie sono costrette all’emigrazione sanitaria per curare i propri figli?», chiedono.
L’obiettivo espresso è chiaro: permettere il ritorno di tutti gli interventi a Napoli, compresi quelli più complessi, naturalmente «in sicurezza e per garantire la continuità di cura per i bambini già operati e garanzie sul futuro di un centro che è sempre stato un’eccellenza per tutto il Sud Italia».
Dietro la richiesta non c’è soltanto una questione di salute. «Dietro ogni trasferimento fuori regione c’è un bambino fragile, una famiglia spezzata economicamente e psicologamente, giorni di lavoro persi e spese insostenibili», spiegano. E il messaggio finale è rivolto alle istituzioni: «Non chiediamo polemiche, chiediamo il diritto di curare i nostri figli nella nostra Regione, con serenità e sicurezza».
