Napoli – All’alba i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli hanno dato esecuzione a un’ordinanza cautelare emessa dal Gip del Tribunale partenopeo su richiesta della Procura, rivelando un sistema di tangenti, corruzione e sfruttamento della manodopera legato alle grandi opere strategiche del Paese. Complessivamente, sono 20 le persone coinvolte, gravemente indiziate a vario titolo di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, emissione di fatture per operazioni inesistenti, corruzione per l’esercizio della funzione e per atti contrari ai doveri d’ufficio, oltre al favoreggiamento.
Dopo gli interrogatori preventivi, dieci indagati sono stati posti agli arresti domiciliari, mentre per gli altri si sono adottate misure interdittive, l’obbligo di dimora e la presentazione alla polizia giudiziaria; in tre casi è stata anche disposta la sospensione per un anno dal pubblico servizio, misura applicata in via contemporanea ad altri tre soggetti.
Tra i nomi emersi dall’esito delle investigazioni figurano dieci arresti domiciliari: Dante Salzillo, Raffaele Salzillo, Alessio De Luca, Alessandro Stabile, Gianfranco Fontana, Angelo Salzillo, Alberto Sannino, Domenico Di Lillo, Salah Ali Abdelati e Aristodemo Busillo. A cinque indagati è stata invece comminata l’obbligo di dimora nel proprio comune di residenza, insieme all’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria tre volte alla settimana: Maurizio Di Prima, Salvatore Francesco Caruso, Antonio Donadio, Giandomenico Colella e Maurizio Ferroni. Inoltre, Vincenzo Moriello e Costantino Guidubaldi hanno ricevuto la sospensione totale dall’esercizio del pubblico servizio per un anno, accompagnata dall’obbligo di presentarsi alle autorità competenti; infine, altri tre indagati – Piero Centonze, Alessandro Cupellini e Francesco Cosentino – hanno visto la medesima sospensione aggiunta alla interdizione.
L’indagine della Guardia di Finanza si concentra sull’asse delle opere legate alla linea Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari, esaminando i cantieri nelle province di Napoli, Avellino e Benevento. L’attenzione degli investigatori è rivolta all’intera filiera delle commesse: dall’affidamento iniziale dei lavori fino all’esecuzione materiale, passando per la contabilità, i controlli tecnici, i pagamenti alle imprese, nonché la gestione dei materiali di scavo, dei rifiuti di cantiere e delle forniture di calcestruzzo.
Secondo l’accusa, dentro i cantieri operava un vero e proprio sistema corruttivo: imprenditori da un lato, pubblici ufficiali dall’altro, che avrebbero pilotato l’assegnazione degli appalti, agevolato l’esecuzione dei lavori e attenuato i controlli. In cambio dei favori, la rete avrebbe preteso compensi significativi, tra contanti – spesso occultati anche dentro confezioni natalizie – e beni di valore: orologi, telefoni di ultima generazione, soggiorni turistici e altre utilità personali. Per alimentare il flusso di denaro, sarebbero state emesse fatture per operazioni inesistenti.
Parallelamente all’asse corruttivo, l’inchiesta richiama l’attenzione su altre questioni sociali legate al mondo del lavoro nei cantieri: si parla anche di caporalato e di turni estenuanti di circa 20 ore, elementi che aggiungono toni drammatici al contesto investigativo.
L’indagine – coordinata dalla Procura di Napoli – prosegue, con ulteriori accertamenti in corso per definire ruoli, responsabilità e dinamiche operative all’interno di questa presunta rete. Le misure già applicate mirano a interrompere i flussi corruttivi e a salvaguardare la trasparenza nelle opere che attraversano la Campania e le aree interessate dal vasto impiego di risorse pubbliche. I pubblici ministeri hanno preannunciato ulteriori sviluppi e, al momento, non è prevista alcuna conclusione immediata dell’indagine.Cantieri sotto inchiesta: sfruttamento di lavoratori migranti, sequestrati profitti illeciti nell’ambito di un’indagine su appalti
Un’inchiesta su appalti pubblici ha fatto emergere un sistema di sfruttamento in diversi cantieri, soprattutto ai danni di lavoratori extracomunitari provenienti in prevalenza dall’Egitto. Secondo la ricostruzione degli investigatori, alle persone impiegate venivano imposti turni estremi, salari lontani dai minimi contrattuali e condizioni di lavoro a rischio.
Gli elementi raccolti dagli uomini della Guardia di Finanza descrivono una realtà in cui gli operai erano costretti a lavorare fino a 20 ore al giorno senza adeguate pause, e con retribuzioni inferiori a quelle previste dalla legge. Non mancano neppure segnalazioni relative al mancato rispetto delle norme di sicurezza e igiene, a una sorveglianza sviluppata in modo opprimente e alloggi adibiti a stato precario. Ulteriori irregolarità sarebbero emerse anche sui permessi di soggiorno e sulla formazione obbligatoria prevista per i lavoratori.
In parallelo, il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca – anche per equivalente – del profitto illecito maturato attraverso i reati contestati di corruzione. Si tratta di un provvedimento adottato nella fase delle indagini, che resta subordinato al pieno rispetto del principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. I destinatari delle misure avranno la facoltà di impugnare i provvedimenti secondo le norme vigenti.
La magistratura sottolinea che, trattandosi di una fase preliminare, non vengono anticipati esiti processuali né responsabilità certe. Tuttavia, l’esito delle indagini lascia intravvedere profili di criticità nel sistema di gestione degli appalti e nel controllo delle condizioni lavorative dei dipendenti impiegati nei cantieri coinvolti.
Quello emerso dall’inchiesta è un quadro che richiama l’attenzione sull’insieme delle verifiche necessarie per evitare che norme fondamentali sul lavoro vengano trasgredite all’interno di progetti affidati a diverse imprese. Le indagini proseguiranno per chiarire ruoli, responsabilità e eventuali connivenze, con l’obiettivo di stabilire l’esistenza di reati complessivi e di conseguenze penali per i diretti responsabili.
Nel frattempo, gli inquirenti proseguono i controlli sui luoghi di lavoro e sui legami tra le varie realtà coinvolte, con l’auspicio che si possa porre rimedio a una situazione che, se confermata, getta ombre sulla gestione degli appalti e sul rispetto dei diritti dei lavoratori migranti. Gli sviluppi potenziali includono ulteriori misure cautelari e l’esame dei profili economici legati al presunto sistema illegale.
