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Inchiesta TAV: Libera evidenzia la presenza di mazzette in Italia

Inchiesta TAV: Libera evidenzia la presenza di mazzette in Italia

Una vasta operazione della Guardia di Finanza di Napoli, coordinata dalla Procura, ha notificato 20 misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta sui lavori della linea ad alta velocità Napoli-Bari. Dieci persone sono finite ai domiciliari, mentre per le altre si sono rese necessarie misure come obblighi di dimora, presentazione alla polizia giudiziaria o sospensioni da incarichi pubblici. È stato inoltre disposto il sequestro del profitto delle presunte tangenti.

Le ipotesi di reato contestate vanno dalla corruzione all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, passando per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e per il favoreggiamento. I fatti riguardano appalti e pagamenti legati ai cantieri, con indicazioni di contanti nascosti, viaggi su yacht, automobili di pregio e soggiorni di lusso.

Libera Campania non esita a commentare l’operazione: «L’inchiesta di oggi è la conferma che nel nostro Paese siamo in presenza di una corruzione sempre più dilagante, silenziosa e invisibile». L’associazione ribadisce inoltre che il caso TAV non è un incidente di percorso, ma riflette un contesto più ampio segnato da pratiche corruttive diffuse.

«Un’Italia sotto mazzetta» è la cornice entro cui Libera descrive la situazione, affermando che la corruzione si cela nelle pieghe dell’ordinario: dalle attestazioni relative a cittadinanza e certificati di morte a tangenti su appalti sanitari, rifiuti, opere pubbliche e licenze edilizie, fino ai concorsi universitari truccati e agli scambi politici-elettorali. L’associazione sottolinea che tali dinamiche hanno costi sociali ed economici enormi per i cittadini.

L’indagine tocca tratte di enormi dimensioni, finanziate anche con fondi del PNRR, coinvolgendo province quali Napoli, Avellino e Benevento. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, alcuni funzionari avrebbero agevolato aziende su commesse, controlli e pagamenti in cambio di denaro e utilità. Tra gli elementi emersi ci sarebbero anche riferimenti a pratiche come consegne di contanti, vacanze su yacht e soggiorni lussuosi, nonché a forme di sfruttamento della manodopera, con turni lavorativi prolungati e condizioni alloggative precarie.

In questa cornice, Libera colloca l’inchiesta in una mappa più ampia della corruzione legata alle grandi opere, dove la presenza di reti claniche e interessi illegali rischiano di minare la qualità degli investimenti pubblici. Va precisato che, nell’ordinanza al centro della vicenda, il gip ha escluso l’aggravante mafiosa: la lettura dell’associazione è politica e generale, non una ricostruzione processuale del fascicolo.

La Napoli-Bari resta una infrastruttura strategica per il territorio e per l’economia nazionale. Quando emergono ipotesi di corruzione, di fatturazioni inesistenti, di materiali non conformi e di sfruttamento, la riflessione non riguarda solo il penale: riguarda la qualità dell’opera, la legittimità della spesa pubblica e la dignità del lavoro. È su questa tripla cornice che Libera invita a leggere l’inchiesta non come un fatto isolato, ma come indicatore di un sistema più ampio.

Resta da vedere quali sviluppi seguiranno, quali provvedimenti saranno adottati e quali elementi potranno essere chiariti nelle prossime settimane. L’unico dato certo è che l’indagine ha messo al centro una questione nodale per il tessuto pubblico e privato della regione: l’integrità delle opere che, per anni, hanno configurato un asse strategico per il Sud e per l’Italia intera.

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