Napoli-Bari, una rete corruttiva emersa tra cantieri e regali di lusso: 20 misure cautelari in un’inchiesta della Procura guidata dal pm Henry John Woodcock
Un’indagine coordinata dalla Procura di Napoli, con il sostegno della Guardia di Finanza, ha portato a un vero e proprio repot di misure cautelari legate all’arteria Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari. L’operazione ha visto l’emissione di venti provvedimenti complessivi: dieci arresti domiciliari, sette obblighi di dimora con presentazione alle autorità giudiziarie (in due casi accompagnati dalla sospensione dal pubblico servizio) e tre sospensioni. La gip Federica Girardi ha firmato l’ordinanza che mette al centro reati quali corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, oltre all’emissione di fatture per operazioni inesistenti e favoreggiamento personale.
La ricostruzione della magistratura punta i riflettori su tre tronconi principali del cantiere ferroviario: Napoli-Cancello, Apice-Hirpinia e Frasso Telesino-Telese-San Lorenzo-Vitulano. Qui, secondo quanto emerso, sarebbe maturato un sistema di interessi che ha favorito, in vari passaggi, alcune aziende nell’assegnazione dei lotti, accelerando pagamenti e aggirando i controlli di conformità. L’ipotesi investigativa è chiara: un’alleanza tra imprenditori privati e funzionari pubblici avrebbe predisposto una cornice utilitaria per la gestione delle commesse, con ripercussioni sull’intera filiera, dall’affidamento iniziale fino alla contabilizzazione e al monitoraggio dei materiali di scavo, degli scarti di cantiere, della fornitura del calcestruzzo e del noleggio delle attrezzature.
Nel dossier dell’ordinanza emergono anche gli elementi concreti che, secondo gli inquirenti, costituirebbero una sorta “listino” di utilità chieste o offerte in cambio di favori. Tra le evidenze cite dall’accusa figurano doni e privilegi di diversa natura: un iPhone di valore superiore ai 900 euro, un veicolo, un tosaerba dal valore di circa 3.722 euro e una somma in contanti non inferiore ai 5.000 euro. Ma il quadro si allarga con riferimenti alle festività natalizie del 2025: a fronte di una commessa particolarmente remunerativa, pari a 6,7 milioni di euro, sarebbero stati distribuiti cinque orologi di pregio per un totale di 19.900 euro, tra cui spicca un Cartier dal valore di circa 7.900 euro.
L’operazione ha un profilo evidentemente simbolico: mostrare come un gigante progetto infrastrutturale, concepito come motore di sviluppo, possa diventare terreno di predazione. Le necessariamente prudenziali note della magistratura ricordano che, al momento, si procede con presunzione di innocenza e che gli accertamenti dovranno definire ruoli e responsabilità in sede competente. Secondo quanto riferito dagli stessi inquirenti, l’indagine non si limita a un quadro contabile ma tenta di tracciare la dinamica di una rete che avrebbe influito su decisioni strategiche, sui tempi di pagamento e sulla conformità delle operazioni.
L’attenzione resta alta sul territorio: Napoli e la Campania, come contesto operativo di questa infrastruttura di portata nazionale, vivono una situazione in cui l’evoluzione degli accertamenti potrà avere ripercussioni su appalti pubblici e sull’ente direttore dei lavori. Le verifiche, affidate ai reparti specializzati delle forze dell’ordine, proseguiranno per delineare con maggiore precisione ruoli, responsabilità e eventuali correlazioni tra le commesse, le procedure di gara e i pagamenti.
Nel frattempo, la magistratura ricorda che la tutela delle parti coinvolte e la chiarezza delle responsabilità restano al centro dell’inchiesta. Gli uffici di pubblica sicurezza hanno annunciato che gli accertamenti sono in corso e che ogni sviluppo sarà comunicato attraverso gli strumenti istituzionali. La vicenda, ancora in fase di definizione, rappresenta un banco di prova significativo per il controllo della legalità nelle opere pubbliche e per la gestione trasparente delle commesse legate a una delle arterie infrastrutturali principali del Mezzogiorno.Napoli-Bari: corruzione negli appalti e sfruttamento sul cantiere. L’inchiesta, condotta dalla magistratura e dalle forze dell’ordine, rivelerebbe un sistema di tangenti, regali e fatture fittizie finalizzato a pilotare gli esiti delle commesse legate al cantiere dell’Alta Velocità. Nella rete sarebbe finito anche materiale di privilegio per i protagonisti: un Rolex d’oro, una maglia firmata, un orologio Longines da 2.000 euro, oltre a soggiorni e vacanze di lusso che avrebbero interessato direttamente i familiari dei funzionari coinvolti.
Fatti, dinamiche e strumenti dell’irregolare flusso di denaro sono descritti dagli investigatori come parte di un “sistema” in grado di alimentare la provvista operativa per la corruzione. Tra gli elementi individuati si segnala l’uso di fatture per operazioni inesistenti: una prassi consolidata per generare liquidità destinata a rimpolpare le tasche della rete corruttiva e a sostenere le operazioni illecite lungo la filiera degli appalti legati al progetto Napoli-Bari.
Il quadro è stato accompagnato dal sequestro preventivo – disposto dal giudice per le indagini preliminari – finalizzato alla confisca anche per equivalente dell’intero profitto derivante dai reati di corruzione contestati. Un’azione di peso che mira a colpire i patrimoni accumulati illegittimamente dalle imprese e dai soggetti coinvolti, ritenuti parte di una catena di favori e ricatti.
Sul versante umano dell’inchiesta emergerebbero invece accuse di sfruttamento nei cantieri dell’alta velocità. Secondo quanto documentato dagli inquirenti, lavoratori extracomunitari, in particolare provenienti dall’Egitto, sarebbero stati impiegati in condizioni che, a giudizio degli investigatori, sarebbero da considerare gravose e degradanti. Le condizioni di lavoro includerebbero turni prolungati, in alcuni casi fino a 20 ore al giorno, salari al di sotto dei minimi contrattuali, carenze sul fronte igienico-sanitario e sistemi di sorveglianza rigidi e vessatori. Non mancherebbero neppure problemi di alloggio e irregolarità sui permessi di soggiorno o sulla formazione in salute e sicurezza.
Nel mosaico della vicenda figura anche Antonio Amato, imprenditore attivo nel settore nautico e vicepresidente dell’Unione Industriali di Napoli. Amato risulta indagato nell’ambito dell’inchiesta per emissione di fatture per operazioni inesistenti. Tuttavia, la gip ha respinto la richiesta di divieto di dimora avanzata dall’Autorità giudiziaria, ritenendo insussistenti le esigenze cautelari nelle specifiche circostanze.
L’indagine descrive inoltre un intreccio legato a una compravendita di un’imbarcazione: secondo gli investigatori, una società interposta nel noleggio avrebbe simulato l’acquisto dalla ditta di Amato e successivo noleggio a una delle aziende coinvolte nei lavori Napoli-Bari, mentre la situazione commerciale reale sarebbe transitata direttamente tra le due aziende interessate. La stessa imbarcazione torna in un episodio parallelo dell’inchiesta, avvenuto nell’agosto 2023: sarebbe stata messa a disposizione di un altro indagato per un tour familiare tra Capri e Ischia. In quel contesto, tuttavia, gli atti precisano che Amato non sarebbe coinvolto direttamente, confermando la complessità dell’indagine e lasciando aperti sviluppi futuri.
In attesa di ulteriori sviluppi, la Procura e le procure interessate proseguono gli accertamenti. Le nuove verifiche potrebbero illuminare altri segmenti della filiera degli appalti e della gestione del personale sui cantieri interessati dal progetto Napoli-Bari, offrendo potenziali nuove luci su responsabilità e ruoli all’interno del sistema finora emerso.
