Carmine Grosso, un collaboratore di giustizia ex appartenente alla camorra, ha rivelato particolari inquietanti sulla rete criminale attiva nel cuore della Sanità napoletana. Le sue dichiarazioni, arrivate dopo il blitz del 3 marzo 2026, rivelano come i gruppi mafiosi si muovano attraverso alleanze strategiche, rifornimenti di droga e strategie di controllo territoriale.
Grosso, indicato come elemento di spicco dell’area Misso, ha scelto di collaborare dopo un arresto che ne ha rivelato le connessioni interne. La sua testimonianza si fonda su tre verbali, redatti tra luglio e settembre, che forniscono una mappa degli equilibri criminali tra i vari gruppi operativi. Durante l’interrogatorio dell’11 settembre scorso con i pm Urbano Mozzillo e Maria Sepe, ha dettagliato la collaborazione tra il gruppo di Salvatore Savarese, noto come “’o Mellone”, e i Mazzarella.
Nelle sue dichiarazioni, Grosso ha specificato che il gruppo Savarese sarebbe stato principalmente rifornito da Salvatore Barile, alias “Totoriello”, un nome chiave per l’approvvigionamento di stupefacenti. Ha anche menzionato Salvatore Matrone, denominato “Sasone”, come il facilitatore che portava la droga già confezionata nei vicoli della Sanità.
Grosso ha distinto le informazioni fornite in base alla sua esperienza diretta e a quanto appreso da altri, una distinzione cruciale in questo contesto investigativo. Ha inoltre raccontato di come il sistema di rifornimenti avesse subito una destabilizzazione con il ritorno in libertà di Vincenzo Pirozzi, che avrebbe minacciato di cambiare le modalità di approvvigionamento della droga.
Questo si inserisce in un contesto già complesso, in cui i gruppi mafiosi hanno consolidato la loro presenza nella Sanità e hanno instaurato un controllo stringente sulle piazze di spaccio. Secondo le indagini, ci sarebbero state evidenze di vigilanza armata nei vicoli e contrasti tra bande rivali, confermati da intercettazioni e immagini delle telecamere di sorveglianza.
La narrazione di Grosso pone l’attenzione sulle sfide che le autorità affrontano nel combattere la criminalità organica, evidenziando il complicato intreccio di alleanze e rivalità che caratterizza la camorra napoletana.Un nuovo capitolo nel complesso mosaico della criminalità organizzata a Napoli si è aperto con le recenti rivelazioni di un collaboratore di giustizia. Un uomo di nome Gabriele è emerso come figura chiave nella catena di distribuzione di droga nel rione Sanità. Secondo quanto riportato dal collaboratore, Gabriele sarebbe stato responsabile della consegna di sostanze stupefacenti nella zona, frequentando attivamente il rione fino all’arresto dell’altro presunto affiliato, Pirozzi.
Il collaboratore ha descritto una filiera in cui la droga arrivava già confezionata, passando per diversi intermediari prima di raggiungere le piazze di spaccio. Non è solo un semplice racconto di forniture, ma un’illustrazione del meccanismo di funzionamento di un sistema che regola il mercato della droga a Napoli.
Un punto cruciale sollevato dal testimone riguarda la modalità di vendita della cocaina ai vari spacciatori. Grosso ha affermato che la droga era ceduta “a sistema”, con un prezzo che andava oltre il semplice costo della sostanza. A questa cifra si aggiungeva infatti una quota settimanale, obbligatoria per continuare a operare all’interno della propria piazza.
Questa forma di tassazione imposta dalla camorra non solo altera il business della droga, ma evidenzia come il gruppo agile un controllo rigido su un mercato clandestino, sfruttando anche le difficoltà di approvvigionamento. Nel caso in cui il “sistema” non riuscisse a fornire la sostanza, i gestori delle piazze erano comunque tenuti a pagare la loro “settimana”, lasciando il rischio commerciale sui loro banchi.
Durante l’interrogatorio, il collaboratore ha fornito anche i nomi di alcuni membri del gruppo di Savarese, tra cui Gianluca Galeota, Vincenzo Peluso e Gennaro De Martino. Questi nomi si collegano a un contesto di potere predittivo all’interno della Sanità, rivelando un’intreccio di alleanze e rivalità.
Infine, la storia criminale di Grosso non è recente. Il suo coinvolgimento nel mondo della criminalità organizzata affonda radici che risalgono a molti anni fa, con nomi già noti come il clan Misso e vicende drammatiche, come l’omicidio di Mario Ferraiuolo nel 2001. La figura di Grosso, dalle sue origini criminali a oggi, rappresenta un elemento cruciale per comprendere il funzionamento di una delle aree più complesse e delicate della città di Napoli.
Le indagini delle autorità continuano, con la necessità di incrociare le informazioni fornite dal collaboratore con le risultanze investigative già in atto, per comprendere l’entità della rete criminale nella quale Gabriele e gli altri sono coinvolti.Un cambio di alleanze nel panorama criminale di Napoli si fa strada attraverso la decisione di Carmine Grosso, noto esponente del clan Misso, di collaborare con la giustizia. Questa scelta rappresenta un significativo punto di svolta nelle dinamiche di potere del quartiere della Sanità, dove i conflitti tra vari gruppi criminali sono da sempre all’ordine del giorno.
La figura di Grosso non è nuova agli inquirenti. Già in passato, il collaboratore di giustizia Rosario De Stefano aveva svelato il suo coinvolgimento nel clan Vastarella delle Fontanelle, prima di passare ai Misso. Grosso, identificato con il soprannome di “‘o Cecat”, era attivamente impegnato nelle estorsioni e nella gestione dei traffici di droga, tanto da essere ritenuto un elemento chiave della rete criminale. Le crescenti tensioni, emerse tra i clan, hanno portato a episodi violenti che segnano il suo percorso.
Un documento giudiziario rivelato recentemente mette in luce come Grosso, insieme a Mariano Mirante, si fosse assunto la responsabilità della gestione economica derivante dalla vendita di stupefacenti dopo l’arresto di Giuseppe Misso nel 2003. Questo dettaglio sottolinea la sua lunga carriera nella gestione dei proventi illeciti, un elemento che connette il suo passato all’attuale decisione di cooperare con le autorità.
Il passo verso la collaborazione con la giustizia appare come un tentativo di Grosso di distaccarsi dalla violenza e dalle logiche criminali che lo hanno contraddistinto fino ad oggi. Le sue recenti dichiarazioni, raccolte in un periodo di tempo compreso tra luglio e settembre, potrebbero costituire un contributo prezioso per le indagini in corso, soprattutto nel contesto dell’operazione avviata a marzo, che ha fatto riemergere i complessi equilibri tra le varie famiglie mafiose della Sanità.
Investigare e verificare le informazioni fornite da Grosso sarà ora compito degli inquirenti, che dovranno incrociare queste rivelazioni con altre prove già in loro possesso, con l’obiettivo di ampliare il raggio d’azione nella lotta contro la criminalità organizzata.
