**Caivano: il Nuovo Epicentro del Narcotraffico nel Bronx**
Caivano si conferma un nodo cruciale della criminalità organizzata campana, con un sistema di narcotraffico organizzato che richiede pagamenti mensili di 25.000 euro al leader del clan, Antonio Angelino, noto come Tibiuccio. Questo importo, evidenziato in un’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla giudice Lucia De Micco, sottolinea l’ampiezza delle operazioni mafiose in crescita nella zona.
L’inchiesta condotta dai Carabinieri, sotto la supervisione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha svelato un complicato asse criminale, con dichiarazioni fondamentali fornite da collaboratori di giustizia come Raffaele Bervicato. Questi resoconti hanno rivelato il progressivo spostamento dell’attività illecita dal noto Parco Verde alle palazzine di via Atellana, tristemente soprannominate “il Bronx”.
**Il Pentito e i Meccanismi del Potere**
Le dichiarazioni di Bervicato sono illuminanti: “Il capo del sistema della droga era Raffaele Zambella, che pagava ad Angelino 20.000-25.000 euro al mese. Dopo il suo arresto, la gestione è passata a Pinuccio, il suo cognato”. Questo shift evidenzia la resilienza della struttura mafiosa, capace di mantenere la sua operatività anche in caso di arresti.
Un intercettazione significativa tra Roberto Maugeri e Pasquale Avallone rivelano la rigidità del gruppo: “Quando è domani parliamo io, tu, Mario e Pinuccio, stop”, afferma Maugeri, segnalando la loro intenzione di tener lontani i non affiliati.
**Strategie di Espansione e Diaboli nel Bronx**
La creazione del cartello del Bronx non è solo una mossa economica, ma risponde a necessità strategiche. Mariano Vasapollo, un altro collaboratore, spiega che dopo la morte di Antonio Natale, i traffici venivano spostati verso il Bronx a causa dell’intenso monitoraggio delle forze dell’ordine nella zona del Parco Verde.
Questa dinamica ha generato tensioni interne, specialmente quando Giovanni Ciccarelli tentò di portare di nuovo le operazioni nel Parco Verde per sostenere i tanti affiliati in carcere. Questo rifiuto ha evidenziato una frattura all’interno della gerarchia mafiosa, complicando ulteriormente la situazione e lasciando intuire una guerra interna per il controllo.
Con queste rivelazioni, il panorama criminale di Caivano si delineano sempre più insidioso, confermando la resilienta rete di narcotraffico che continua a prosperare nella zona. Le indagini sono in corso, ma ciò che è certo è che l’ombra della camorra continua a pesare pesantemente sulle strade di Caivano e nei dintorni.L’ombra della criminalità organizzata si allunga su Caivano, dove le tensioni tra i gruppi mafiosi locali hanno raggiunto livelli critici. Secondo le recenti indagini della DDA, la figura di Giovanni Ciccarelli, legato all’Alleanza di Secondigliano, ha scatenato un campanello d’allarme all’interno dei clan. Ciccarelli ha contattato esponenti di Giugliano per rivendicare il controllo delle piazze nel parco verde, minacciando ritorsioni se il suo gruppo non avesse recuperato il predominio.
La violenza, pilastro portante dell’organizzazione, non è mai stata solo una strategia economica, ma una risposta sistematica contro chi sfida la sua autorità. Mariano Vasapollo, un ex affiliato, ha raccontato eventi cruenti che dimostrano come le faide interne siano all’ordine del giorno: “Ricordo l’episodio in cui Natale Luigi fu schiaffeggiato. Erano tutti presenti, parte integrante del gruppo del Bronx, sotto il comando di Zambella”, ha spiegato Vasapollo, alimentando la narrazione di un clima di paura e sudditanza.
Dopo gli arresti di Roberto Zambella e Alessandro Maugeri, il clan ha trovato nuova linfa con Roberto Alfio Maugeri, che ha continuato a sostenere economicamente le spese per il boss detenuto Angelino. La DDA ha messo in evidenza la capacità del cartello di mantenere un dominio incontrastato non solo sul mercato degli stupefacenti, ma anche attraverso un regime di terrore che comprende estorsioni e violenze mirate.
Le palazzine del Bronx a Caivano, forti del loro simbolismo mafioso, rappresentano il centro di questa battaglia per il controllo territoriale, dove le storie di pentiti come Raffaele Bervicato e Mariano Vasapollo offrono uno squarcio inquietante sulla vita quotidiana sotto il giogo del crimine organizzato.
