Napoli è in fermento: lo sciopero dei dipendenti di Zenita Group Spa ha acceso i riflettori sulla difficile situazione occupazionale nella città. La protesta, organizzata dai sindacati Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, è stata una risposta diretta alla notizia della chiusura della sede partenopea dell’azienda, che metterà a rischio il posto di lavoro per circa 120 persone, trasferendole altrove.
Nel cuore della mobilitazione, un presidio di lavoratori quasi al completo si è tenuto anche a pochi giorni dall’incontro con il Ministero dello Sviluppo Economico. Qui è stata annunciata l’apertura della procedura di mobilità, un segnale preoccupante per chi vive di questo lavoro. Nonostante il momento critico, l’adesione al sindacato è stata massiccia, dimostrando la determinazione della comunità nel difendere i propri diritti.
Durante l’incontro in Prefettura, l’ente ha promesso di convocare un tavolo di confronto con i rappresentanti sindacali, la dirigenza di Zenita Group e la Regione Campania, un primo passo verso una possibile risoluzione. “Ci aspettiamo concretezza”, hanno commentato Mauro Cristiani e Adele De Cocco, riferendosi alla necessità di discutere le problematiche emerse da questa vertenza. È attesa una riunione già all’inizio della prossima settimana, ma i lavoratori sperano in risposte rapide e efficaci.
In particolare, la questione è complessa: al centro della battaglia c’è l’utilizzo di fondi pubblici destinate a progetti di ricerca e sviluppo, che, secondo i sindacati, vincolerebbero Zenita a mantenere la sua presenza nel territorio napoletano per almeno cinque anni. “Zenita Group ha progetti in scadenza dal 2027 in poi, eppure sta già pianificando di abbandonare Napoli”, evidenziano i sindacalisti, chiedendo alla Regione di intervenire per evitare un uso improprio delle risorse pubbliche.
Tra i lavoratori aleggia una sensazione di incertezza. “Cosa ci riserverà il futuro?”, si chiedono in tanti, mentre nel quartiere si parla dei possibili effetti di questa chiusura. La domanda resta aperta e l’attenzione è alta: il destino di queste famiglie è legato a un filo sottile. E ora, a chi chiederanno protezione per il loro lavoro e il loro futuro?
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