Seguici
Notizie live
Caricamento...

Santa Maria Capua Vetere, il processo sui video delle violenze della polizia entra nel vivo

Santa Maria Capua Vetere, il processo sui video delle violenze della polizia entra nel vivo

Napoli – La sala del processo per le violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere è stata teatro di un drammatico momento di ricordo. In aula, il silenzio carico di emozioni ha fatto eco alla triste storia di Fakhri Marouane, un giovane detenuto marocchino, vittima di brutali pestaggi il 6 aprile 2020. Il suo percorso si è tragicamente concluso nel luglio del 2023, quando, dopo un harrowing periodo di viaggi tra carcere e ospedale, si è dato fuoco. Ricordare il suo destino ha stravolto una magistrata, la sostituta procuratrice Alessandra Pinto, che ha narrato la sua esperienza personale con il detenuto.

“Fakhri non era un santo, ma aveva scelto di credere nel sistema”, ha esordito Pinto, visibilmente commossa. “Aveva iniziato a seguire corsi di formazione, mostrando segni di cambiamento. È stato tradito da chi doveva garantirgli protezione”. Le sue parole risuonano forti e chiari, offrendo uno spaccato del sistema penitenziario. La pm ha descritto Fakhri come un uomo che cercava una scossa alla sua vita, nonostante gli errori passati. Ma il suo viaggio verso la redenzione è stato interrotto brutto dall’azione violenta di alcuni agenti, ora imputati in questo maxi-processo.

Il momento clou della requisitoria è arrivato quando sono stati proiettati i video delle violenze subite. Le immagini mostrano Fakhri inginocchiato, accerchiato da un gruppo di agenti che lo colpiscono ripetutamente con i manganelli. L’intensità delle scene ha costretto la procuratrice a una pausa, colta dall’emozione per una vita spezzata. “Era come un fratello, le sue lettere mi hanno colpito profondamente”, ha aggiunto, trasmettendo la complessità del suo legame con il giovane.

Fakhri, nonostante le sofferenze, riuscì a diplomarsi a Pescara, rifiutando opportunità di liberazione anticipata per completare il suo percorso di rieducazione, ma la sua volontà ha ceduto nel maggio 2023, quando si è tolto la vita in cella. La magistrata ha descritto questo atto come un punto cruciale, un tragico segnale di un fallimento sistemico.

Con voce ferma, ha poi formalizzato le responsabilità, citando i nomi degli agenti coinvolti: Oreste Salerno, Gennaro Quisillo e Raffaele Piccolo, elementi chiave in questo mosaico di violenza. La sensazione di impotenza e tristezza che avvolge l’aula è palpabile, con i presenti che sentono il peso di una vicenda che continua a lacerare non solo i familiari di Fakhri, ma l’intera comunità.

Ora, la domanda che aleggia nell’aria è: quali saranno le conseguenze di questo processo? La fiducia nelle istituzioni può davvero riprendersi? In un contesto dove la vita di un detenuto viene calpestata, il futuro di molti altri resta in bilico.

Avatar photo
Autore

La Redazione