Omicidio Covito, il boss Di Martino scagionato dalle accuse
Napoli – Un colpo di scena inaspettato segna la cronaca giudiziaria napoletana: Luigi Di Martino, conosciuto negli ambienti camorristici come “’o profeta”, si è visto prosciogliere da un’accusa pesante, che lo voleva implicato in uno dei delitti più efferati del millennio a Santa Maria la Carità. La pubblica accusa aveva richiesto 30 anni di reclusione per l’omicidio di Tomaso Covito, ucciso nel 2000. Tuttavia, l’udienza preliminare ha riservato sorprese.
La sentenza, pronunciata dalla dottoressa Girardi, ha sorpreso chiunque, poiché il caso appariva blindato grazie alle testimonianze di cinque collaboratori di giustizia e tutte le intercettazioni. Ma la difesa di Di Martino ha messo in campo un’argomentazione innovativa, ribaltando il tavolo delle aspettative. “La richiesta di condanna era infondata,” chiarisce l’avvocato Dario Vannetiello, “e ci siamo battuti per dimostrare che non si potesse nemmeno avviare l’azione penale.”
Secondo quanto emerso dalla prima ricostruzione, il fulcro della strategia difensiva si è basato sulla violazione del principio giuridico del “ne bis in idem”, che tutela chi è già stato giudicato dallo stesso reato. La Corte di Cassazione aveva già accolto una richiesta di proscioglimento nel 2025, creando un precedente decisivo.
La vicenda si è trasformata in un vero e proprio gioco giuridico. Dopo la prima sentenza di non luogo a procedere, gli inquirenti avevano tentato di riaprire il caso tramite nuove indagini, ma la difesa è stata abile a controbattere, sollevando vizi giuridici che hanno messo in discussione l’efficacia delle nuove prove. “Abbiamo affrontato un braccio di ferro legale che ha richiesto pazienza e precisione,” ha aggiunto l’avvocato Marcello Severino.
Nonostante il proscioglimento riguarda solo l’omicidio Covito, Di Martino non potrà godere della libertà. Infatti, continua a scontare la pena nel carcere di Milano-Opera, mantenendo lo status di detenuto al regime del 41-bis per altre condanne legate alla criminalità organizzata.
La complessità del caso ha affascinato la giurisprudenza italiana, sollevando interrogativi su come le dinamiche camorristiche possano influenzare il sistema giudiziario. Resta ora da chiarire in che modo questa vicenda possa rimanere aperta; le prossime ore potrebbero riservare nuovi sviluppi o rivelare ulteriori contorni a una storia sconvolgente. Intanto, tra i residenti della zona, l’attenzione è altissima, con un senso di ansia che pervade l’atmosfera.»


