NAPOLI – Una sentenza che rappresenta un passo avanti significativo nella lotta contro le malattie professionali legate all’amianto, ma che porta con sé un carico di dolore e giustizia tardiva. Il Tribunale di Napoli ha condannato il Ministero della Difesa a risarcire con oltre 468mila euro i familiari di un maresciallo dell’Aeronautica Militare, scomparso nel 2015 a causa di mesotelioma pleurico, una patologia insidiosa causata dall’esposizione a questo materiale tossico.
Il militare, originario della nostra città, aveva dedicato quasi quarant’anni della sua vita al servizio della patria, operando come tecnico manutentore in diverse basi militari, tra cui quella di Capodichino a Napoli. Le strade che ha percorso, però, lo hanno esposto frequentemente a fibre d’amianto, un nemico invisibile e letale che ha iniziato a farsi sentire ben prima della sua diagnosi nel 2013.
Secondo quanto accertato dai giudici, l’esposizione alle sostanze tossiche è stata direttamente connessa all’attività lavorativa del maresciallo, un elemento fondamentale che ha spinto il tribunale a riconoscere la responsabilità del Ministero. La sentenza, pubblicata il 28 luglio, sottolinea anche il lungo e penoso calvario della famiglia, costretta a vivere anni di sofferenza e cure infruttuose.
“La decisione del Tribunale è un segnale chiaro che ci dice che non possiamo ignorare le conseguenze del nostro lavoro”, ha commentato Ezio Bonanni, avvocato della famiglia. “Molti servitori dello Stato non muoiono battendo il cuore in battaglia, ma a causa di un avversario subdolo presente nei luoghi di lavoro.”
La sentenza ha inoltre respinto l’eccezione di prescrizione avanzata dal Ministero, confermando che l’azione legale era legittima, in quanto i familiari hanno acquisito consapevolezza del legame tra malattia e lavoro solo a seguito del riconoscimento dello status di “vittima del dovere” del loro congiunto.
La vicenda ha suscitato una forte eco tra le associazioni che si battono per i diritti delle vittime dell’amianto. Anche Nicola Panei, maresciallo dell’Aeronautica e lui stesso colpito da malattia, ha espresso ottimismo: “Questa sentenza è una luce in fondo al tunnel per tanti militari ancora in attesa di giustizia.”
Restano ora da chiarire gli ultimi passaggi della vicenda, mentre nel quartiere e nelle comunità che hanno vissuto da vicino il dolore di queste storie, l’attenzione rimane alta. La battaglia contro l’amianto continua e nuove domande si pongono: quanti altri militari dovranno lottare per far riconoscere i propri diritti? E quali misure saranno adottate per garantire un ambiente di lavoro sicuro per le generazioni future?
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