Napoli – L’approvazione della legge sulla detenzione domiciliare terapeutica per tossicodipendenti rappresenta un passaggio significativo nella considerazione della tossicodipendenza come malattia. Tuttavia, questo cambiamento legislativo potrebbe rimanere un mero annuncio senza un adeguato supporto strutturale. Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone private della libertà personale, esprime preoccupazione: “Riconoscere la tossicodipendenza come malattia e non come vizio è fondamentale, ma senza investimenti e risorse adeguate, rischiamo di non realizzare nulla di concreto”.
Ciambriello sottolinea che l’urgenza di dotare il sistema carcerario di professionisti capaci è più che mai attuale. Attualmente, solo 800 percorsi terapeutici possono usufruire dei 19,4 milioni di euro stanziati, a fronte di 10.000 potenziali beneficiari annunciati. “Senza un sufficiente numero di psicologi, psichiatri e altri operatori dei SerD, i detenuti non avranno accesso ai progetti necessari per riabilitarsi”, avverte, evidenziando il rischio che l’implementazione dell’iniziativa venga compromessa.
Il sovraffollamento delle carceri è un problema atavico a Napoli, e oggi rischia di compromettere l’efficacia delle nuove misure. La riforma è pensata per ridurre la recidiva e migliorare la sicurezza collettiva, ma l’assenza di personale qualificato rende difficile la vera attuazione della giustizia rieducativa.
“Il Governo deve intervenire urgentemente con maggiori investimenti. La cura della dipendenza non può iniziare solo al momento dell’uscita dal carcere”, afferma Ciambriello. La comunità resta in attesa di una risposta decisiva: le prossime mosse del governo potrebbero determinare il futuro di molti, rendendo concreta la speranza di un reinserimento efficace per i detenuti.
Intanto tra i cittadini di Napoli cresce l’attenzione verso queste dinamiche: la domanda ora è se il sistema saprà rispondere a questa sfida, permettendo un reale cambiamento nel trattamento delle dipendenze.
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