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Assalto ai portavalori, coinvolte guardie giurate infedeli: indagini in corso

Assalto ai portavalori, coinvolte guardie giurate infedeli: indagini in corso

Un piano criminale di proporzioni enormi è stato scoperto tra le strade di Bari, dove una rete ben organizzata si preparava a mettere a segno un assalto ai furgoni blindati. Secondo quanto dichiarato da Andrea Quitadamo, un collaboratore di giustizia, le dirette complicità interne nei servizi di vigilanza avrebbero fornito al gruppo informazioni vitali per portare a termine le rapine pianificate.

L’ex membro del racket foggiano ha rivelato che alcune guardie giurate avrebbero operato come veri e propri informatori, segnalando dettagli cruciali sui trasferimenti di denaro. “C’era l’appoggio dentro”, ha confermato Quitadamo ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari.

Una delle operazioni più audaci in programma era l’assalto al caveau della società di vigilanza “Battistolli”, ritenuto la fortezza del contante pugliese, con un bottino previsto di 70 milioni di euro. Secondo le indagini, la banda aveva pianificato il colpo attorno alla fine del mese, in concomitanza con la distribuzione delle pensioni, quando le casseforti erano particolarmente piene.

In alcune intercettazioni, i membri della banda esprimevano soddisfazione nel pensare a quanto avrebbero guadagnato: “Ci portiamo via un milione a testa. Tu così non ci vai più a rubare”, diceva uno dei capi, ignaro di essere ascoltato.

Per attuare il piano, l’organizzazione mirava a reclutare circa trenta “professionisti”, esperti nell’uso di armi e manovratori di mezzi pesanti. Un escavatore, descritto nelle conversazioni come un veicolo capace di sfondare qualsiasi muro, avrebbe avuto un ruolo centrale nel colpo.

Ma i piani della banda sono stati interrotti da un blitz degli inquirenti, che ha portato all’arresto di sette persone e all’iscrizione di altre nove nel registro degli indagati. L’inchiesta ha avuto origine da un sanguinoso assalto avvenuto il 6 novembre 2024 sulla Strada Statale 96 a Toritto, caratterizzato da un intenso conflitto a fuoco.

Durante quell’assalto, i rapinatori usarono un impressionante arsenale di armi, ferendo uno di loro, un dettaglio che ha fornito agli investigatori la chiave per disarticolare il sodalizio. Ma non si è trattato solo di rapine: gli inquirenti hanno anche sventato un sequestro di persona programmato per estorcere un ingente riscatto.

Questa vicenda mette in luce non solo la pericolosità delle organizzazioni criminali in Puglia, ma anche una rete di complicità che attraversa il territorio, gettando un’ombra inquietante sul tema della sicurezza nella regione. Le prossime ore potrebbero rivelarsi decisive per comprendere l’intera portata di questa rete criminale.

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La Redazione