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San Giorgio a Cremano, condanne per il sequestro del figlio di un imprenditore

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Tre condanne per il rapimento del quindicenne a San Giorgio, con pene fino a 14 anni e movente economico accertato.

A San Giorgio a Cremano, il processo per il sequestro di un ragazzo quindicenne, figlio di un imprenditore noto, ha avuto un epilogo che tiene ancora tutti con il fiato sospeso. Tre uomini sono stati condannati, con pene che vanno da un minimo di 7 anni a un massimo di 14 anni di reclusione, ma senza l’aggravante mafiosa che inizialmente era stata ipotizzata.

L’episodio risale all’8 aprile 2025, quando un commando ha bloccato il giovane mentre si recava a scuola, costringendolo a salire su un’auto. Le immagini delle videocamere di sorveglianza, esaminate dalla Polizia di Stato, hanno rivelato dettagli cruciali della dinamica del rapimento. Secondo quanto emerso dalla prima ricostruzione, il ragazzo è stato sequestrato per circa otto ore, prima in un’abitazione nella zona orientale di Napoli e poi trasferito a Licola, sulla costa.

La liberazione è avvenuta grazie a indagini rapide e all’impegno degli inquirenti, ma il movente del sequestro ha rivelato una verità inquietante: non si trattava di un’azione legata alla criminalità organizzata, bensì a una disputa economica. Il gruppo di malviventi aveva chiesto un riscatto di un milione e mezzo di euro, accusando la famiglia della vittima di debiti non saldati. “Era una situazione insostenibile, eravamo tutti molto preoccupati”, racconta un residente della zona che ha seguito la vicenda.

All’interno del processo, la difesa ha tentato di ridurre la gravità del reato, trasformando il sequestro a scopo di estorsione in un sequestro di persona semplice. Questa strategia, insieme alla scelta del rito abbreviato, ha permesso agli imputati di ottenere sconti sulle pene. Le condanne definitive sono di 14 anni per Renato Franco, 11 anni per Giovanni Franco e 7 anni e 4 mesi per Antonio Amaral Pacheco de Oliveira. La famiglia della vittima, che si è costituita parte civile, ora attende giustizia.

Nel quartiere, restano forti preoccupazioni. La sensazione è che episodi simili potrebbero ripetersi se non si agisce con decisione. “La sicurezza dei nostri figli deve essere la priorità”, afferma una madre con fare preoccupato.

Le prossime ore potrebbero essere decisive per capire se ci saranno ulteriori sviluppi nel caso o misure di sicurezza più stringenti nel territorio.