L'inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo mette sotto accusa la gestione clinica post-trapianto al Monaldi di Napoli.
Un dramma che ha scosso Napoli e l’intera comunità sanitaria: la morte di Domenico Caliendo, un bambino di soli due anni e mezzo, avvenuta il 21 febbraio scorso, solleva gravi interrogativi sulla gestione clinica durante il suo tragico percorso. Il piccolo era ricoverato presso il reparto di cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Monaldi, dove è stato sottoposto a un trapianto di cuore il 23 dicembre.
Secondo quanto emerge dalla ricostruzione iniziale, i consulenti tecnici della famiglia sostengono che non si tratti solo di un errore medico, ma di una condotta dolosa, caratterizzata da omissioni rilevanti. In particolare, l’uso prolungato del macchinario Ecmo ha sollevato allerta tra gli esperti: utilizzo previsto per un massimo di due settimane, ma Domenico è rimasto collegato per quasi due mesi.
“Abbiamo visto un rumore assordante e poi il caos,” racconta un vicino, mentre la comunità si interroga su come sia stato possibile. I periti hanno evidenziato che, nonostante le condizioni critiche del bambino, non siano stati effettuati accertamenti diagnostici indispensabili per valutare l’impianto di un dispositivo di assistenza meccanica, come il Berlin Heart.
Le gravi accuse emergono dalle relazioni firmate dai consulenti, che stigmatizzano una scelta terapeutica che avrebbe dovuto rimanere aperta, ma è stata esclusa senza documentazione sufficiente. Se confermate, tali omissioni potrebbero configurare una violazione delle linee guida internazionali e un comportamento potenzialmente doloso.
Di fronte a queste gravissime anomalie, il giudice per le indagini preliminari ha disposto l’acquisizione di immagini radiologiche essenziali per chiarire l’effettivo stato di salute del bambino dopo il primo intervento. Le verifiche di Tac e radiografie rivestono un’importanza cruciale per comprendere se le decisioni mediche rispettassero i protocolli stabiliti.
In questo contesto, la vicenda di Domenico Caliendo non è solo un caso isolato, ma rappresenta una sfida per la sicurezza dei trattamenti pediatrici a Napoli. Con il dolore della famiglia si mescola la richiesta di trasparenza e di giustizia, mentre l’attenzione pubblica resta alta. “Le responsabilità devono emergere per evitare che simili tragedie si ripetano,” sottolineano residenti e esperti, che chiedono maggiori controlli e rigore nella gestione dei casi complessi.
Restano ora da chiarire gli ultimi passaggi della vicenda, mentre la comunità spera di ricevere risposte che possano finalmente portare luce su quanto accaduto e migliorare le cure nell’interesse dei più piccoli.
