Cronaca
«Sparatoria a Napoli: le ultime terribili parole di Fabio Ascione»
Napoli – «Uà, mi ha colpito». Cinque parole, un sussurro di terrore che echeggia nel cuore pulsante di Ponticelli. Fabio Ascione, vent’anni, è stato stroncato da un proiettile destinato a un’altra vita, in un quartiere dove la serenità è un miraggio. È l’ennesima tragedia di un innocente travolto dal caos della camorra.
L’11 aprile, quando il sole sorgeva all’orizzonte, Fabio, incensurato e totalmente estraneo alla criminalità locale, tornava a casa dopo un turno di lavoro in un bingo. Un caffè, un cornetto al bar “Lively”, prima di abbracciare la routine quotidiana. Ma quel mattino, il destino aveva piani ben diversi.
In Viale Carlo Miranda, un dramma si stava consumando. La polizia ha ricostruito l’accaduto grazie alle immagini delle telecamere: un’auto scura in corsa, un conflitto a fuoco. Da un lato, membri del clan Veneruso-Rea, dall’altro, due giovanissimi sull’unico scooter. La tensione era palpabile, il rischio di una violenza esplosiva dietro l’angolo.
Quando i veicoli si sono incrociati, i colpi di pistola hanno illuminato la scena. “Scintille e ritorni di fiamma” che segnavano il preludio alla tragedia. Lo scooter, guidato da Francesco Pio Autiero, 23 anni, legato ai De Micco e accompagnato da un 17enne, si è diretto verso il bar di Fabio. Qui è avvenuta la svolta fatale: il giovane ha armeggiato con l’arma, “scarrella” e…
Il proiettile ha sparato. Un colpo che ha preso Fabio al petto. Il ragazzo, in un ultimo gesto di vita, ha esclamato la sua disperazione: «Uà, mi ha colpito». Un momento che ha segnato la fine di ogni speranza.
Le indagini sono corse veloci. Autiero si è consegnato ai Carabinieri, accompagnato da un avvocato. La sua confessione ha subito provocato un’azione legale contro lui e il minore, entrambi accusati di omicidio volontario e aggravato da finalità mafiose. Non si può ignorare, in una Napoli come la nostra, l’ombra dei clan che aleggia su ogni colpo esploso.
Oggi, martedì 14 aprile, la città sta piangendo. I funerali di Fabio nella chiesa di San Pietro e Paolo sono una celebrazione di dolore collettivo. Una bara bianca per un ragazzo innocente, mentre una comunità si interroga su un destino beffardo. Come è possibile che una vita possa spegnersi così, nel posto sbagliato e al momento sbagliato? Un interrogativo che rimbalza tra le strade di Napoli, chiedendo giustizia, invocando un cambiamento in un contesto altrimenti silenzioso. Chi sarà il prossimo?