Rapimento di Giuseppe Maddaluno: chieste condanne da 50 anni per gli aguzzini

Rapimento di Giuseppe Maddaluno: chieste condanne da 50 anni per gli aguzzini

È passato esattamente un anno dal rapimento di Giuseppe Maddaluno, un episodio che ha scosso Napoli e l’hinterland partenopeo. Quindicenne figlio di un imprenditore di San Giorgio a Cremano, il ragazzo è stato prelevato in un’azione fulminea l’8 aprile 2025, riportando alla memoria uno dei reati più temuti: il rapimento.

«Tutto è accaduto in pochi minuti», racconta un testimone visibile, il panettiere del quartiere. «Un’auto nera è arrivata e il ragazzo è sparito». Le indagini degli inquirenti svelano un’operazione pianificata nei minimi dettagli, condotta da un piccolo commando. Il giovane è stato caricato in auto e trasferito in una casa alla periferia orientale della città, dove è rimasto sotto tiro per ore.

Un’indagine della Direzione distrettuale antimafia ha rivelato che i rapitori hanno utilizzato mezzi rudimentali e speso appena cinquanta euro per corde e nastro adesivo. Un elemento che sorprende: la mancanza di risorse non ha fermato la loro determinazione. È la rappresentazione di un crimine che si manifesta in un contesto urbano complesso, dove anche un piccolo gruppo può mettere in atto un’azione così audace.

Dopo diverse ore di prigionia, questo dramma si è consumato nella zona di Licola, nel cuore del territorio flegreo. Qui, il ragazzo è stato liberato, ma il trauma del sequestro ha lasciato segni difficili da cancellare. Un episodio brevissimo, ma di una gravità che fa tremare.

Il pubblico ministero Henry John Woodcock ha definito l’azione «un atto di estrema crudeltà». Parlare di un minorenne rapito in pieno giorno crea un’atmosfera di allerta. La Procura ha chiesto condanne severissime: diciotto anni per Renato Franco, indicato come uno degli organizzatori, sedici per il cugino Giovanni, coinvolto nella pianificazione.

Eppure, l’eco di questa vicenda si fa sentire ben oltre le aule di tribunale. La città domanda giustizia, mentre i cittadini vigilano. Le difese presenteranno ora le loro argomentazioni, e l’attesa per la sentenza cresce, affilando i nervi di chi ha vissuto da vicino questa situazione.

Cosa accadrà nelle prossime settimane? Ci si chiede se la giustizia sarà davvero in grado di rispondere a un atto così inaccettabile. Napoli, ancora una volta, si trova al crocevia tra speranza e inquietudine.

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