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Cronaca

Ponticelli in allerta: ucciso Fabio Ascione, il mistero del vero obiettivo

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Ponticelli in allerta: ucciso Fabio Ascione, il mistero del vero obiettivo

Un colpo di pistola ha spezzato la vita di Fabio Ascione, un ragazzo di appena 20 anni, incensurato, mentre si trovava con alcuni amici in un bar di Ponticelli, un quartiere di Napoli segnato da storie di violenza. La tragica sequenza degli eventi è iniziata alle prime luci dell’alba, intorno alle 5.10, quando un’auto scura ha interrotto la quiete della mattina esplodendo colpi di pistola.

“Non l’abbiamo visto arrivare”, racconta uno dei suoi amici, ancora scosso. “Abbiamo sentito solo gli spari e poi tutti di corsa verso l’auto”. Fabio è stato trafitto al petto da uno di quei proiettili, e i suoi amici, in preda al panico, lo hanno caricato in auto e si sono precipitati verso l’ospedale Villa Betania. Ma per Fabio non c’era più nulla da fare.

Il giovane viveva a pochi passi dal luogo dell’agguato, una zona ritenuta sotto l’influenza del clan De Micco. Eppure, sorprendentemente, non aveva precedenti penali. Il suo omicidio ha immediatamente attirato l’attenzione della DDA, che ha avviato un’indagine guidata dal sostituto procuratore Alfredo Gagliardi. “Stiamo seguendo ogni pista”, afferma un ufficiale dei Carabinieri, “anche se le modalità di questo agguato portano a pensare a un contesto camorristico”.

Sugli elementi raccolti, emerge una curiosità inquietante: sul luogo del delitto non sono stati trovati bossoli. Un dettaglio che apre la porta a varie interpretazioni. Questo potrebbe suggerire che i colpi siano stati esplosi da un revolver, oppure che i bossoli di una pistola semia automatica siano stati trattenuti nell’auto di fuga. Gli investigatori valutano un’ipotesi preoccupante: potrebbe trattarsi di un errore, un colpo di fuoco indirizzato al bersaglio sbagliato.

Fabio aveva legami di parentela con una persona nota per la sua attività in ambienti malavitosi, ma non con il clan coinvolto nell’agguato. Inoltre, gli inquirenti non escludono la possibilità di una vendetta personale o un’intimidazione diretta al barista. La sua cugina lo descrive come “un bravo ragazzo, che lavorava onestamente in una sala bingo”. E ora? Chi ferirà la comunità di Ponticelli per l’ennesima volta?

La morte di Fabio Ascione è solo l’ultimo episodio di una spirale di violenza allarmante. Sorgono interrogativi: qual è il vero motivo di questo omicidio? E il quartiere, una volta culla di vita e speranze, è diventato davvero un campo di battaglia?

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