A Napoli, un ronzio elettrico interrompe il silenzio notturno sopra i palazzoni del Centro Direzionale. Non è un giocattolo, è il rumore di una consegna criminale che ha fatto discutere l’intera città.
Qualche notte fa, il drone di un corriere poco fortunato è precipitato sull’asfalto, prima di varcare le sbarre di Poggioreale. Recuperato dai Carabinieri, trasportava un kit letale per la sopravvivenza in cella: tre smartphone di ultima generazione, 200 grammi di hashish e una manciata di crack, oro nero tra le mura del carcere. “È l’ennesimo tentativo di sfuggire al controllo”, dichiara un ufficiale delle forze dell’ordine, visibilmente preoccupato.
Questo episodio è solo la punta di un iceberg che affonda le radici nella criminalità organizzata. I droni non sono più un esperimento, ma una realtà consolidata. I clan hanno imparato a sfruttare lo spazio aereo, trasformando i cieli di Napoli in una zona franca per traffici illeciti.
Queste tecnologie, spesso adattate ad hoc, rivelano una preparazione inquietante. I droni, infatti, vengono potenziati da tecnici dei clan per bypassare le zone vietate e volare sopra le teste delle guardie. “Non riesco a capire come facciano a non farsi beccare”, confida un vigile che pattuglia le aree limitrofe. “La logistica è sorprendente.”
Il dronista, il pilota esperto, è al centro di questo mondo oscuro. Stipendi da capogiro, fino a diecimila euro in una sola giornata. “Questa gente è preparata”, racconta un investigatore della DDA. “Si vantano di poter volare senza essere visti, e i numeri parlano chiaro.”
Il cuore di tutto questo è un business che sfida lo Stato e mina la sicurezza dei cittadini. Tra Poggioreale e Secondigliano, la tensione cresce. Ogni volo è una corsa contro il tempo, ogni consegna è una scommessa con la legge.
Eppure, la domanda rimane aperta: fino a che punto può spingersi questa escalation? Gli occhi di Napoli sono puntati verso il cielo, in attesa di scoprire quale sarà il prossimo volo della criminalità.
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