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Cronaca

Omicidio Ascione: il figlio del ras De Micco scoppia il muro d’omertà a Napoli

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Omicidio Ascione: il figlio del ras De Micco scoppia il muro d’omertà a Napoli

Napoli – Ha le ore contate il presunto assassino di Fabio Ascione, il ventenne ucciso lo scorso 7 aprile a Ponticelli. Non un agguato mirato, non un regolamento di conti tra cosche, ma un assurdo e tragico errore. Sotto il mirino delle forze dell’ordine c’è un ragazzo di appena diciott’anni, fin troppo noto nel panorama criminale locale: il figlio di un importante esponente del clan De Micco, i temuti “Bodo”.

“Non è stata una vendetta, ma una fatalità. Un giovane che ha solo sbagliato”, racconta un agente, evidenziando la drammaticità della situazione. Ora mancherebbe solo un passo per solidificare l’accusa, chiudendo la voragine di protezioni che il quartiere continua a offrire. Nonostante la pressione delle forze dell’ordine abbia praticamente azzerato lo spaccio nella zona, l’omertà rimane forte.

Ma come si è arrivati a quella tragica mattina? Il puzzle si compone di tensioni tra baby-gang. La notte precedente, un gruppo di ragazzi armati di Ponticelli spara a Volla, triggerando una sequenza di eventi che sfocerà in violenza. Intorno alle 5 del mattino, proprio nei pressi del bar Lively, i rivali si presentano a Ponticelli per intimidire e, con le pistole in mano, scatenano il panico tra i giovani del quartiere.

E qui entra in scena Fabio Ascione. “Stavo solo tornando a casa, niente di più”, racconta un amico che lo ha visto poco prima della tragedia. Fabio, cassiere in un Bingo, quel giorno aveva solo voglia di prendere un cornetto. Ma, nel mentre, si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, chiacchierando con dei conoscenti. In quell’istante concitato, il figlio del capoclan impugna la pistola, un colpo parte per errore e centra Fabio in pieno torace. Una vita spezzata, una storia di una vittima innocente.

Ora gli investigatori bramano i risultati balistici dell’autopsia, per chiarire una volta per tutte l’accaduto. E mentre i testimoni si susseguono con versioni confuse, emerge chiara una cosa: la paura domina il quartiere. “C’è un muro di gomma di omertà che dobbiamo abbattere”, affermano gli inquirenti. Ma le voci sussurrate portano solo a depistaggi e a racconti inventati per proteggere il giovane.

A rendere la situazione ancora più tesa, un messaggio inquietante circolato online: “Spero che i Bodo arrivino prima di noi del Parco.” Una minaccia velata, una promessa di vendetta che aleggia nell’aria. Il tempo scorre, e con esso crescono interrogativi che accendono un dibattito intenso tra le strade di Napoli. Chi prenderà il sopravvento questa volta? E quale sarà la risposta della comunità?

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