Una drammatica eredità di violenza si staglia nel cuore di Secondigliano, dove un’operazione di polizia ha portato alla luce un intreccio mortale di droga e armi. La scena si è consumata in poche ore, trasformando un tranquillo pomeriggio in un incubo.
Gli agenti del Commissariato di San Pietro a Patierno hanno fatto irruzione in un deposito clandestino in via Casoria. “Abbiamo trovato un vero e proprio caveau”, racconta un membro delle forze dell’ordine, visibilmente scosso. Nel container, un carico letale: mezzo chilo di cocaina, cannabis e un arsenale pericoloso, due fucili Beretta e Benelli, tutti di provenienza furtiva.
Il sequestro ha innescato una reazione inaspettata e violenta. Savio Margarita, 41 anni, ha accusato il cognato Salvatore Marino di aver tradito la famiglia. La vendetta è arrivata in un attimo, nel cerchio di fuoco di Corso Secondigliano. “Ho visto l’uomo cadere a terra – racconta un testimone visibilmente turbato – era come un film, ma era tutto vero”. Quattro colpi d’arma da fuoco hanno ridotto Marino in condizioni critiche, mentre Savio si è dato alla fuga, braccato dalla paura e dall’ombra delle indagini della Squadra Mobile.
Dopo ore di silenzio, Savio è tornato. “Non era più in grado di nascondersi” commenta una fonte, “il peso della sua colpa lo ha portato a costituirsi”. Nella Questura, ha ammesso le proprie responsabilità, affermando che “non aveva scelta”. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha convalidato il fermo e ora è in carcere per tentato omicidio e porto abusivo di armi.
Ma le domande rimangono nelle strade di Napoli. Cosa succederà ora alla rete di spaccio di Secondigliano? E quali saranno le ripercussioni su una comunità che, già straziata dalla violenza, sta continuamente cercando un’identità tra il bisogno di giustizia e la paura del ritorno del crimine?


