Cronaca
Droni e cellulari: l’emergenza Camorra nelle carceri di Napoli si aggrava
NAPOLI – La tensione è palpabile nelle strade di Secondigliano, mentre il 15 aprile si apre ufficialmente il dibattimento per un caso che ha scosso le fondamenta della giustizia italiana. La Camorra, con un sistema ingegnoso di droni, ha “bucato” i cieli delle carceri, portando droga e telefoni cellulari tra le sbarre.
Un testimone, preoccupato, afferma: “Non ci si può credere. È come se vivessimo in un film”. Dopo quattro udienze tecniche, il palco è pronto per la requisitoria della Procura Generale, che si preannuncia infuocata. Un vero e proprio crimine organizzato che ha capovolto l’idea di sicurezza all’interno dei penitenziari italiani.
In questo frangente, il coinvolgimento di 26 imputati ha diviso le posizioni: da una parte, 13 hanno scelto il concordato, dall’altra, i capi e i tecnici più esposti si preparano a difendersi, consapevoli dei quasi 290 anni di carcere già inflitti in primo grado. La drammaticità della situazione cresce, con gli occhi della città puntati su una vicenda che combina audacia criminale e scandalo sociale.
Le parole dell’ufficiale di polizia descrivono l’operazione: “Abbiamo assistito a un livello di sofisticazione mai visto prima”. E in effetti, la Dda ha scoperto un’organizzazione che, dal carcere di Secondigliano, guidava un’attività di logistica spietata: droni che percorrevano il cielo per consegnare messaggi e merce a detenuti in tutti i carceri, da Napoli a Torino.
Il nome di Vincenzo Scognamiglio risuona tra i corridoi delle indagini. Un maestro della logistica criminale che, insieme al pilota Giorgio Ciriello, manovrava droni come fossero giocattoli. Complice dell’operazione era anche Antonio Castiello, che riforniva i droni per questa rete criminale, arricchendosi mentre la legge si districava nel caos.
Le tariffe praticate sono impressionanti: istruzioni di pagamento fisse che andavano da mille euro per uno smartphone fino a settemila per mezzo chilo di droga. Un vero “service” di lusso per i boss, in un mercato dove anche i più giovani ras del crimine, come Ciro Contini e Matteo Balzano, si ritrovano incriminati.
Una delle scoperte più scioccanti è stata quella di agenti della Polizia Penitenziaria coinvolti nel traffico. “Siamo rimasti allibiti”, dicono gli investigatori. Quattro agenti avrebbero attivamente facilitato l’introduzione di merce e sostanze illecite, compromettendo la sicurezza del sistema penale.
A tre anni dagli arresti iniziali, il destino di questi uomini è ora nelle mani dei giudici della Corte d’Appello. Mentre Napoli si prepara a scrutare il verdetto, una domanda aleggia nell’aria: quanto tempo ci vorrà prima che un simile scandalo si ripeta?
