Il mare di Tenerife nasconde segreti inquietanti. Mentre i turisti si godono il sole, alle spalle degli stabilimenti balneari si muovono affari sporchi che affondano le radici direttamente a Casapesenna. “Ogni atto di questa attività è legato alla camorra”, avvertono gli inquirenti, e chi vive tra le strade di Napoli lo sa bene.
Filippo Capaldo ha costruito un impero immobiliare sull’isola, ma non sono solo pietre e mattoni: c’è molto di più sotto questo business da sogno. Dopo anni di attività illecita, il clan Zagaria ha trovato in Tenerife una nuova frontiera, una “lavatrice” perfetta per mescolare proventi illeciti con soldi puliti. E così nasce la Cattleya Rent, una società di noleggio veicoli elettrici che nasconde una verità scomoda.
“Qua rischiamo grossi, ci incastrano e ci mandano nei guai”, sussurra Mario Francesco Capaldo a suo fratello Nicola, mentre i due si preparano a lasciare tutto. Emozione e paura si mescolano in un quotidiano da cui vogliono fuggire. Ma il nervosismo si fa sentire anche tra i corridoi dell’attività. “Se litighi davanti al finanziatore, sei finito”, ammonisce Alfonso Ottimo, colui che ha tessuto le fila di questa rete per loro.
Carmine Farina, noto per i suoi legami con il crimine, è il finanziatore scelto. I suoi precedenti non sembrano preoccupare i due fratelli, ma le tensioni interne stanno per minare il piano. “La Playa del Duque è meravigliosa, ma se non state calmi, non otterrete nulla”, avverte Ottimo, chiaro e diretto.
Il gip Fabio Provvier non ha dubbi: “Non esiste alcuna lecita attività imprenditoriale di Capaldo negli anni precedenti”. Eppure, alle Canarie, Filippo vive come un re, ma la verità è che ogni bar aperto e ogni macchina noleggiata a Tenerife è un filo della rete della camorra, un pezzo di quell’impero steso sull’azzurro della spiaggia.
Intanto, mentre le indagini infittiscono, Casapesenna rimane un luogo di tensione e incertezze. La camorra si è trasformata, ha cambiato pelle per sopravvivere, ma le domande restano. Napoli e Tenerife sono più vicine di quanto pensiamo, ma quanto ancora possiamo ignorare questa realtà?