Cronaca
Caso Domenico Caliendo, caos al Cardarelli: l’Azienda dei Colli in allerta
A Napoli, il dolore per la morte del piccolo Domenico Caliendo continua a pervadere le vie. A soli due anni e mezzo, il bambino è deceduto il 21 febbraio all’ospedale Monaldi, dopo un trapianto di cuore con un organo compromesso. La sua vicenda ha scosso la comunità, ponendo interrogativi inquietanti sulla sicurezza e sulla qualità del servizio sanitario.
Anna Iervolino, direttrice generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, ha annunciato che l’azienda si costituirà parte civile nel procedimento penale. «Faremo quanto necessario per tutelare i diritti di chi soffre e dare giustizia a questa famiglia», ha dichiarato in un clima di crescente tensione.
Nel giardino dell’ospedale, oggi è stata piantata un’ulivo secolare in memoria del piccolo Domenico. Un gesto simbolico, ma che riaccende le ferite aperte. La cerimonia commemorativa si è svolta in un’atmosfera carica di emozione, ma la famiglia del bambino ha scelto di non partecipare. La madre, Patrizia Caliendo, ha rifiutato l’invito, consapevole che rientrare in quel luogo riporta alla mente un dolore incolmabile. «Varcare quei cancelli sarebbe stato troppo doloroso», ha spiegato Iervolino, mostrando comprensione per la scelta della donna.
La questione legale si infittisce. La prossima settimana si terrà un incontro tra l’ufficio legale dell’ospedale e l’avvocato della famiglia, per discutere la richiesta di risarcimento. Questo passaggio porta con sé una tensione palpabile; il legame tra la sofferenza personale e la responsabilità istituzionale è più che mai sotto i riflettori.
«Il dolore della famiglia Caliendo è fortissimo, e noi siamo vicini a loro», ha insistito Iervolino, raccontando di un clima di grande commozione all’interno dell’ospedale. Ma il suo richiamo all’impegno per migliorare la sanità napoletana è chiaro: «Dobbiamo trarre il meglio da questa tragedia».
Le domande restano aperte. Come può un sistema sanitario che ha dato vita a un simile dramma garantire sicurezza ai cittadini? E le istituzioni, saranno in grado di rispondere a questa esigenza con la tempestività che il caso richiede? La vicenda di Domenico non è solo un caso legale; è un grido di allerta per tutti noi.
