Cronaca
Caso Domenico a Napoli: la famiglia chiede chiarezza sui due cuori frenati dal mistero
Napoli – La città vive un momento di straziante tensione e incertezza, con la morte del piccolo Domenico Caliendo che continua a far discutere e a sollevare interrogativi inquietanti. “Vogliamo verità. È un accertamento necessario”, ha dichiarato l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, mentre si prepara a presentare un’istanza al giudice per un ampliamento dei periti. La questione si complica, e il 28 aprile al Policlinico di Bari diventa un appuntamento cruciale.
La richiesta non si limita al cuore trapiantato, ora danneggiato, ma si estende al cuore originario di Domenico, espiantato prima dell’intervento. “Restano interrogativi a cui bisogna dare risposte chiare”, continua Petruzzi, sottolineando l’urgenza di un’analisi più approfondita. Ogni parola sembra pesare come un macigno, mentre l’angoscia di una famiglia si fa sempre più palpabile.
Nel frattempo, le luci dei riflettori si accendono su un altro aspetto della vicenda. I medici coinvolti, il cardiochirurgo Guido Oppido e la sua vice Emma Bergonzoni, potrebbero essere nuovamente ascoltati. Sono indagati per presunti falsi nella cartella clinica, un accusa che in questo contesto suona come un campanello d’allarme. Petruzzi ha parlato di possibili anomalie emerse durante le audizioni precedenti. “Qualcosa deve essere accaduto di significativo”, ha lasciato intendere, alimentando un’atmosfera di inquieta attesa.
E non finisce qui. Emergi un secondo caso dal buio, quello di una bambina morta all’ospedale Monaldi nell’autunno del 2025, solo due mesi prima della tragedia di Domenico. La fondazione dedicata al piccolo sta esaminando la documentazione, e le prime analisi rivelano un potenziale ritardo nelle cure. “La bambina sarebbe morta a causa di un atteggiamento attendista immotivato”, ha affermato Petruzzi, ponendo la questione chiave: perché?
La diagnosi di malformazione era nota da tempo, e avrebbe richiesto un intervento immediato. “Si sapeva che bisognava intervenire subito, ma non è avvenuto. Quando hanno deciso di operare, era troppo tardi”. Le parole del legale pesano come piombo, mentre la comunità si interroga sulle responsabilità e sui protocolli che governano la salute dei più fragili.
Il caso di Domenico Caliendo non è solo una questione legale; è una ferita aperta nella coscienza di Napoli. Le domande si accavallano e l’ansia di un’intera città si fa sentire. Cosa dobbiamo aspettarci ora? Chi si assumerà la responsabilità di queste tragedie?