Napoli è tornata a essere il teatro di un’operazione che scuote le fondamenta del crimine organizzato. Telecamere nascoste, intercettazioni e un’attenzione maniacale ai dettagli hanno rivelato quanto sia radicata la piazza di spaccio della “111” nel rione Berlingieri. «Questi pusher temono le auto della polizia come se fossero fantasmi», racconta un agente, la voce tesa per l’adrenalina. E la tensione è palpabile, come i dubbi che serpeggiano tra i cittadini.
La dettagliata ordinanza cautelare firmata dal gip Marco Giordano svela un’azienda criminale che segue dinamiche aziendali impeccabili. I retroscena lasciano senza parole: turni di lavoro rigorosi, vendita al dettaglio tramite panieri calati dai terrazzini e un “servizio clienti” telefonico attivo anche nella notte. A Secondigliano, dove legalità e criminalità si intrecciano come le strade di un labirinto, il confine si fa sottile.
Non ci sono improvvisazioni: tutto è pianificato. Antonio Gemei e Ciro Cardaropoli, i protagonisti di questa organizzazione, fanno sembrare via Monte Faito e via Nuovo Tempio un supermercato, dove la cocaina è a portata di mano e le regole del mercato si applicano a ogni codice. «È come se avessero un piano strategico» racconta un vicino, incredulo.
Il 18 giugno 2022, l’operazione entra nel vivo. La Squadra Investigativa di Secondigliano, armata di auto civetta e binocoli, vigila sul terrazzino di Gemei. Le ore passano, ma l’attesa sembra ripagare. Alle 02:29, l’intercettazione di una telefonata fa vibrare l’aria della notte. Un cliente avvisa che sta arrivando, mentre una Smart bianca si ferma al distributore. I poliziotti assistono a un tattico scambio: un paniere calato dal balcone e una dose di cocaina per 20 euro.
Ma l’operazione non finisce qui. L’indagine svela anche il ritmo della vita criminale diurna. Lungo via Monte Faito, accanto al centro scommesse, gli agenti scoprono un sistema di turni impeccabile. Ciro Cardaropoli gestisce il primo turno, mentre Antonio Gemei subentra nel pomeriggio. Una gestione scientifica della criminalità, che si muove con la stessa fluidità di un’impresa.
Questa ha smantellato un sistema dal respiro internazionale, eppure le domande rimangono. Chi altro ignora o addirittura collude con questo “supermercato della droga”? Quali altre piazze di spaccio attendono di essere scoperte? La verità che si cela dietro i muri di Secondigliano è ancora da rivelare. E in una città dove i confini tra giusto e sbagliato sono labili, il dibattito è solo all’inizio.“Tu lo sai, io monto alle cinque, amo”. La voce di Gemei, intercettata il 23 luglio, svela il segreto di un’organizzazione capillare che sguazza nel buio della notte napoletana. Un traffico di droga che non dorme mai, pronto a rispondere a chiunque abbia bisogno, anche nel cuore della notte. È un sistema che sembra avere un’ora e un luogo per ogni cliente, una sinfonia di illegalità orchestrata con precisione.
Il 4 agosto, la tensione aumenta: “Sempre fra’, pure alle due, alle tre, non è un problema”, rassicura Gennaro Bruno a un compratore incerto. Un traffico che ha gli occhi addosso, ma continua a muoversi frenetico tra i vicoli di Secondigliano, un quartiere abituato a storie di speranza e disperazione.
Il 2 agosto 2022, un altro pomeriggio di calura opprimente può diventare cruciale. Le telecamere si accendono mentre un giovane infila il braccio nel finestrino di una Ford Ecosport. La dose passa e, per un attimo, tutto sembra andare secondo i piani. Ma la calma dura poco. La sera, Gemei è in azione. Alle 21:50 riceve una chiamata: “Senti, me ne servono quattro, belli e preparati”. La pressione cresce mentre il crimine danza sotto il controllo della legge.
Il muretto ai Giardini di via Monte Faito diventa il palcoscenico di una routine maledetta. Gemei si avvicina a una Fiat Panda e la trappola si chiude. La polizia, sempre in agguato, bloccano la vettura mentre i dosi, vendute a 40 euro, vengono sequestrate. Si scrive così un altro capitolo della lotta al narcotraffico a Napoli.
Ma non è finita. Tra le 22:02 e le 23:26 del fatidico giorno, il clima nel Rione Berlingieri si anima. Le auto dei poliziotti sono ancora nelle vicinanze, i pusher percepiscono il pericolo imminente. “La fobia delle civette” s’insinua nei loro discorsi concitati. Comincia un balletto di paura e disperazione, i due complici tentano di spostare la merce, di mantenere in piedi un’affare che sembra crollare da un momento all’altro.
Il rifugio sicuro è l’ultima speranza, un’idea fuggente che potrebbe salvarli. Ma quanto tempo possono restare un passo avanti alla legge? La lotta tra criminalità e giustizia si consuma all’ombra della città, con la domanda che rimbalza nei vicoli: chi sarà il prossimo a cadere nella rete?