Cronaca
Ponticelli in allerta: arrestato Borriello, cade il «trio del pizzo» dei De Micco
Napoli – «Non ci ferma nessuno!» si sentiva urlare, convinto, da uno degli esattori del clan De Micco mentre terrorizzava l’imprenditore. La latitanza di Salvatore Borriello, l’ultimo tassello di questa inquietante storia di estorsione, è finita nelle ore scorse. Catturato dai Carabinieri dopo aver tenuto in scacco il responsabile di un’azienda di carrelli elevatori a Ponticelli, la sua storia è solo un capitolo in un affresco inquietante della criminalità che attanaglia l’area est di Napoli.
L’11 febbraio, Borriello si era reso irreperibile, ma nel giro di pochi giorni il cerchio si è ristretto attorno a lui. Le forze dell’ordine non hanno mollato la presa. «La situazione era insostenibile», racconta un membro della squadra investigativa. «Dovevamo abbattere il muro della paura».
L’indagine, sotto il coordinamento della Procura e del GIP Donatella Bove, ha svelato dettagli agghiaccianti. La richiesta estorsiva di 30.000 euro è solo la punta dell’iceberg di un sistema marcio, caratterizzato da minacce e intimidazioni. Ma come è iniziato tutto?
È il tardo pomeriggio del 5 febbraio quando due uomini in scooter si sono presentati ai cancelli dell’azienda. «Devi venire a Ponticelli, adesso!» hanno intimato, rivolgendosi direttamente al titolare. Un avvertimento? Un ordine? Chiamatelo come volete: il messaggio era chiaro. Quattro giorni dopo, l’intimidazione aumenta, con Ferruccio Camassa che scende da una Lancia Y blu e minaccia apertamente.
«A noi ci comanda Fabiolino», annuncia Camassa, con un tono spavaldo, citando il boss dal carcere. La presenza di Borriello, terzo uomo in campo, non è casuale; dà peso a una richiesta che potrebbe annientare un’attività. L’imprenditore, terrorizzato, decide di denunciare.
Il coraggio di alzare la voce contro il clan è un atto di sfida. Qualcuno però, all’interno della stessa organizzazione, non sembra affatto convinto. In un incontro successivo, Camassa si lascia andare a confessioni sulle turbolenze interne al clan: «Peppe non ragiona!», lancia come un avvertimento. Ma la richiesta di denaro non si ferma, anzi, si intensifica.
Il 19 febbraio, di fronte a un anticipo di “soli” 500 euro, Camassa letteralmente esplode. «La gente pensa che noi ci fermiamo…», sbraita, convinto della propria invincibilità. Saltano però tutti i conti della sua arroganza. Le indagini, supportate da video e testimonianze, hanno tracciato un percorso chiaro, culminato nella cattura di Borriello.
Ora il quartiere respira un’aria di sollievo. Ma si pone una domanda: quanto è profonda la rete di intimidazione in questo pezzo di Napoli? E chi sarà il prossimo a avere il coraggio di denunciare? I misteri che si nascondono tra i vicoli di Ponticelli restano, un’inquietante ombra su una città che non smette di combattere la sua battaglia contro la paura.
