“Un piccolo cuore, una grande tragedia: Napoli è sotto choc per la morte di Domenico Caliendo, un bimbo di soli due anni tragicamente scomparso dopo un trapianto andato male al Monaldi. Le indagini si infittiscono e ora si richiedono l’interdizione e la sospensione dalla professione per i cardiochirurghi Guido Oppido e Emanuela Bergonzoni.”
Le parole dei magistrati risuonano come un tamburo in questo angolo di città: un altro cellulare sequestrato, con video e foto dalla sala operatoria del 23 dicembre 2022, si aggiunge a un già pesante fascicolo. “Stiamo cercando la verità su quanto accaduto”, dicono fonti della Procura di Napoli. Ma la verità sembra sfuggente come una nuvola in un cielo carico di tempesta.
Domenico era stato sottoposto a un trapianto di cuore, che si è rivelato fatale. Un’indagine ha messo sotto accusa non solo i due medici principali, ma anche altri cinque colleghi. La modifica della cartella clinica, in particolare l’orario del clampaggio aortico, diventa il nodo centrale di questa storia inquietante. “Ci hanno fatto credere che tutto fosse in regola, ma adesso ci chiediamo: cosa è successo realmente?”, racconta un familiare del piccolo, con la voce rotta dall’emozione.
Le forze dell’ordine stanno setacciando la verità negli angoli più bui di un caso già troppo tragico. Il Nas non si ferma: il nuovo telefono sequestrato appartiene a un’infermiera non indagata, indice di come la verità possa annidarsi anche tra chi non sembra coinvolto. “Ci sono prove, dobbiamo solo trovarle”, affermano determinati gli investigatori.
Intanto, il futuro dei due cardiochirurghi è appeso a un filo. Il 31 marzo, il Gip deciderà sulla richiesta di interdizione. Ma Napoli non può restare in silenzio: la comunità è in fermento, il dibattito si infiamma. “Non possiamo permettere che accada di nuovo”, è il coro tra la gente, mentre le immagini di Domenico riempiono il cuore e la mente di chi lo ha conosciuto.
Cosa ci riserverà il prossimo capitolo di questa triste saga? La giustizia farà il suo corso o rimarremo intrappolati in un gioco di colpe e responsabilità? I napoletani aspettano risposte, e sono pronti a far sentire la loro voce.