Il cuore pulsante di Napoli torna a battagliare in un clima di tensione e polemica. Nel mirino è finito Aldo Cazzullo, il noto vicedirettore del Corriere della Sera, che ha scatenato un’ondata di indignazione con una frase inopportuna. «È una colonna sonora di un matrimonio della camorra», ha sentenziato riferendosi alla canzone di Sal Da Vinci, logo di una cultura popolare che merita rispetto.
A Via Toledo, in mezzo ai passanti increduli, pochi dimenticano come la musica partenopea non sia solo intrattenimento, ma un pezzo di identità. «Cazzullo ha mancato di rispetto alla nostra cultura», commenta un barista del quartiere. Le parole del giornalista, per quanto forti, non possono essere sottovalutate, perché rischiano di rafforzare stereotipi che Napoli combatte da sempre.
Negli ultimi vent’anni, il Festival di Sanremo ha visto esibirsi artisti di ogni genere, ma mai come oggi la polemica ha superato il confine del gusto personale. Il rischio, ora, è di confondere un’opinione soggettiva con un giudizio severo che coinvolge l’intera città.
Cazzullo non è un novellino. Ha raccontato storie di grande spessore, guadagnandosi la stima del pubblico. Eppure, da un narratore di storie così esperto, ci si aspetta più saggezza. Perché l’equilibrio tra critica e rispetto è delicato. Ed è qui che le sue parole puzzano di opportunismo, quasi come se suggerisse che il merito di un artista possa essere messo in discussione da un’etichetta negativa.
Le reazioni sono arrivate a valanga. «È un affronto, un attacco a noi tutti», afferma invece un musicista nei pressi dei Quartieri Spagnoli. Il clima è teso. E il dibattito infuoca le bacheche social, facendo tremare il palcoscenico di Sanremo, ora visto con diffidenza.
Ma perché Cazzullo, con la sua visibilità, ha deciso di affrontare un tema così sensibile in modo così provocatorio? È stato solo un momento di cattivo gusto o c’è un messaggio più profondo tra le righe? C’è chi sostiene che sia il preludio a una critica più ampia verso il Festival e il suo futuro, ora che è in ballo anche il nome di Stefano De Martino come conduttore.
Se Sal Da Vinci può vincere Sanremo, allora anche Cazzullo può farsi vicedirettore. Ma nel merito c’è una sottile differenza: uno è l’espressione di un popolo, l’altro può aver dimenticato che le parole, quando lanciate, pesano come macigni. Il futuro di Napoli e della sua musica è in discussione. E chissà quali altre scosse arriveranno.