Il clangore dei colpi di pistola risuona con prepotenza in corso Mianella, interrompendo il silenzio della notte. Due giovani feriti in quello che sembra un agguato in piena regola. La scena che si presenta è da film thriller, ma è pura realtà: Napoli scossa da un nuovo atto di violenza.
Ciro Ioime, appena ventenne, e Gennaro Vittoriosi, 24 anni, stavano passeggiando quando uno scooter li ha affiancati. Il passeggero, con il volto coperto da un casco, ha estratto una semiautomatica e ha aperto il fuoco. “È stata una cosa terribile, sembrava un’esecuzione,” racconta una signora che vive a pochi passi dalla scena. “I ragazzi erano solo all’uscita di un bar.”
I due giovani, trasportati d’urgenza al pronto soccorso, raccontano una versione impressa nella mente di molti: “Volevano solo l’orologio, ci hanno sparato quando abbiamo reagito.” Ma mentre la loro testimonianza trova spazio in radio e televisione, gli investigatori del Commissariato San Carlo guardano con scetticismo. Perché il passato di Ciro Ioime è un peso che non passa inosservato.
Entrambi originari di Secondigliano, la notorietà di Ioime nella microcriminalità è documentata. Colpi mirati alle gambe, da distanza ravvicinata, fanno pensare a una “punizione” per sgarri commessi o a conti non saldati. “L’idea del regolamento di conti non è da escludere,” afferma un agente che segue il caso. “Dobbiamo capire se ciò che hanno detto corrisponde alla realtà.”
Le telecamere di sorveglianza trasmettono un potenziale tassello cruciale. Ogni immagine potrebbe rivelare un dettaglio fatale, una pista da seguire. E intanto, il quartiere brulica. Ci si chiede chi possa essere l’ennesimo bersaglio di una guerra silenziosa. Napoli assiste, con il fiato sospeso, a una storia che si infittisce di misteri e tensione. Cosa si nasconde realmente dietro quel tentativo di rapina? E chi è il prossimo a pagare il prezzo?