Napoli in lutto: addio a Paolo Cirino Pomicino, simbolo della Dc andreottiana

Napoli in lutto: addio a Paolo Cirino Pomicino, simbolo della Dc andreottiana

“Un simbolo di un’epoca, un combattente fino alla fine”. Così Gianfranco Rotondi ha descritto Paolo Cirino Pomicino, deceduto a 87 anni all’interno della clinica Quisisana di Roma. Una notizia che rimbalza subito nel cuore pulsante di Napoli, la città che ha visto crescere uno dei politici più influenti della Democrazia Cristiana.

Nato a Napoli il 3 settembre 1939, Pomicino ha segnato la storia della politica italiana. La sua carriera iniziò tra le istituzioni locali, ma ben presto si affermò nel Parlamento, diventando uno dei volti della corrente andreottiana, un pilastro della Democrazia Cristiana. La sua fama si consolidò negli anni Ottanta quando assunse posizioni chiave nella gestione della spesa pubblica. “’O ministro”, lo chiamavano, un soprannome che racchiudeva il potere politico e la capacità di influenzare l’economia del Paese.

La Napoli di quei tempi vibrava di aspettative e speranze, mentre Pomicino gestiva i fondi pubblici e si muoveva tra gli equilibri delicati del suo partito. Non era solo un politico, ma un uomo capace di tessere relazioni, di coinvolgere le persone nella sua visione. “La vita va amata e vissuta”, ha concluso Rotondi, riportando le parole del “grande leader” che ha segnato generazioni.

Ma tutto questo è naufragato nel ciclone di Mani Pulite, quando la sua passata influenza fu travolta dalle inchieste. Pomicino si trovò coinvolto in una rete di procedimenti giudiziari che lo trasformarono in un simbolo della Tangentopoli, una stagione buia della politica italiana. “Ho subito 42 processi con 41 assoluzioni”, dichiarava con orgoglio, un’affermazione che evidenziava la sua resilienza non solo politica, ma anche umana.

Negli ultimi anni, però, la sua vita è stata segnata da una battaglia incessante contro la malattia. Trasformazioni e interventi chirurgici complessi non lo hanno mai abbattuto del tutto. Pomicino continuava a inserirsi nel dibattito pubblico, rivendicando il suo percorso e negando che le sue condizioni di salute potessero mettere a tacere la sua voce.

Con la sua scomparsa, Napoli e l’Italia si interrogano sul futuro della politica, sui leader che verranno, su cosa rimane di un’epoca. Chi prenderà il testimone di una stagione che, tra luci e ombre, ha scritto pagine importanti della storia del nostro Paese? La città partenopea, ora più che mai, guarda il suo passato con nostalgia e il suo presente con inquietudine.

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