Napoli in allerta: sigilli al tesoro da 5 milioni del clan Troncone nel caos della festa Scudetto

Napoli in allerta: sigilli al tesoro da 5 milioni del clan Troncone nel caos della festa Scudetto

Sigilli a un’azienda di noleggio barche, mentre la tensione a Napoli cresce in modo esponenziale. Tre natanti, immobili e conti correnti sono stati messi sotto sequestro, un duro colpo all’impero di Luigi Troncone, noto ras del crimine. “Stiamo parlando di un patrimonio di oltre cinque milioni di euro”, ha affermato un ufficiale della Divisione Polizia Anticrimine, descrivendo la portata dell’operazione che segna un punto di non ritorno per la criminalità nella città.

La parabola criminale di Troncone, 36 anni, si infrange contro la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli. Con un legame di sangue con il boss Vitale Troncone, il suo impero, costruito in un lustro di predominio, è ora in fase di sgretolamento. Le indagini hanno svelato un sistema di estorsione che strangolava i quartieri di Fuorigrotta e Soccavo, spingendo commercianti e ambulanti a sottomettersi alla “legge del ras”.

“Non c’era margine di manovra. Se non pagavi, il rischio era di veder puntata una pistola in faccia”, ha raccontato un testimone sotto anonimato. A testimoniare la brutalità del sistema, le minacce di morte ai commercianti che non si piegavano: “Per colpa tua mi fai arrestare… mi hai fatto venire armato”, ringhiava Troncone a chi osava opporsi.

Il business non si fermava ai soli ambiti illegali. La sua influenza si estendeva fino agli eventi calcistici, con un’attenzione particolare all’imminente festa per il terzo scudetto del Napoli nel 2023. I Troncone avevano imposto il pizzo su ogni gadget non ufficiale venduto durante le celebrazioni, portando a un’estorsione che segnava la loro arroganza. “Costringevano gli ambulanti a acquistare 10.000 trombette celebrative dal clan”, rivelava un altro commerciante colpito.

Nell’aprile del 2025, l’operazione dei carabinieri ha spezzato questo asse criminale. Le alleanze tra i Troncone e i Frizziero di Chiaia hanno fatto emergere un nuovo, inquietante volto della camorra. In un colpo solo, i loro affari si sono fusi, da un lato il controllo dello stadio e dei gadget, dall’altro gli affari legati ai parcheggiatori abusivi sul lungomare.

Oggi, il sequestro di beni rappresenta solo l’ultimo capitolo di una saga più ampia. La Direzione Distrettuale Antimafia ha chiarito che la giustizia è finalmente all’opera. “Le condanne richieste per gli affiliati sono di circa 250 anni”, ha avvertito il procuratore, sottolineando l’urgenza della situazione. Con le aule di tribunale che si animano di tensione, Napoli resta a guardare: l’era del pizzo e dei traffici illeciti sarà davvero finita, oppure la camorra troverà nuove strade? La risposta è nei prossimi giorni.

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