
Napoli in allerta: misterioso volto del cartografo scomparso a Fuorigrotta
Italo Ferraro, 84 anni, è morto. Investito a Napoli, il suo sogno di restituire alla città la sua anima si è spezzato. Ieri sera, mentre attraversava via Toledo, una vettura lo ha colpito. È stato trasportato d’urgenza in ospedale, ma questa mattina il suo cuore ha smesso di battere. Un colpo al cuore per chi lo conosceva e per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di ascoltarlo.
Ferraro non era solo un architetto. Era il faro della ricerca sulla forma urbana di Napoli. Professore associato di Progettazione presso la Federico II, aveva ereditato le lezioni di Luigi Cosenza. Con rigore e passione, si dedicava a svelare la storia di ogni angolo della sua città. “Un accademico di grande spessore,” ha dichiarato un collega, “che sapeva guardare oltre il semplice calcolo tecnico, scovando l’anima di Napoli.”
L’opera che lo ha reso celebre è il “Napoli. Atlante della Città Storica”. Più di un semplice libro: un viaggio nei meandri dell’architettura, un atto d’amore verso la città. Analizzando palazzo per palazzo, Ferraro documenta non solo i grandi monumenti, ma anche i dettagli quotidiani. I cortili, le scale, le piccole storie di vita racchiuse fra i muri di tufo.
Il suo approccio era unico. Trasformava dati tecnici in racconti vibranti, rendendo ogni pagina un’opera d’arte. “Era uno degli studiosi più preparati sulla morfologia urbana,” affermava Ermanno Rea, “capace di denunciare la perdita d’identità di Napoli di fronte a una modernità sfrenata.” Ferraro non si limitava a studiare: combatteva. Ha lavorato per l’Ufficio Urbanistico del Comune, cercando di difendere la città da scempi e speculazioni.
“Una memoria da preservare, un’anima da ricostruire,” scriveva Silvio Perrella. Ma ora che Ferraro non c’è più, chi a Napoli si farà carico di questo compito? Chi reputerà la “forma” della città prima di perderla del tutto? La sua scomparsa lascia un vuoto, ma anche un interrogativo inquietante: quanti esperti come lui possono davvero salvaguardare il tessuto urbano di Napoli, ora sempre più martoriato?