Un appello a chi è rimasto in silenzio, un dolore che non accenna a svanire. A Napoli, la Corte di Assise di Appello ha appena confermato una condanna a 30 anni per Luigi De Cristofaro e Raffaele D’Alterio, i due responsabili dell’omicidio di Giulio Giaccio, un giovane operaio vittima di un errore fatale. L’eliminazione di Giaccio, avvenuta il 30 luglio del 2000 e consumata in modo brutale, è una macchia indelebile nella cronaca della città.
“L’avevamo sempre detto, era un innocente,” commenta con voce tremante l’avvocato Alessandro Motta, legale della famiglia. “La verità sta emergendo, ma è solo il primo passo.” I due condannati sono stati ritenuti rispettivamente mandante ed esecutore materiale dell’assassinio, un episodio che ha visto coinvolto il clan dei Polverino. I dettagli dell’omicidio, raccontato da più fonti, gridano vendetta: un errore di persona costato la vita a un ragazzo che non c’entrava nulla con la guerra tra bande.
Giulio Giaccio, che quel fatidico giorno si trovava nel quartiere di Secondigliano, fu scambiato per Salvatore, un uomo con cui aveva ben poco in comune. “Non sono io Salvatore, non so chi sia,” urlò disperatodalla paura. Invece di fermarsi, i killer eseguirono la condanna. Il suo corpo fu poi sciolto nell’acido, un’operazione accurata, pensata per cancellare ogni traccia. Per anni regnò l’omertà, ma le recenti testimonianze di pentiti hanno gettato luce su una storia oscura.
“È una battaglia contro l’oblio,” spiega il legale alla stampa. I nuovi elementi, provenienti da collaboratori di giustizia, hanno finalmente permesso la ricostruzione fedele di quei drammatici eventi. La Corte ha ascoltato le voci di Ruggiero e Perrone, che hanno svelato il groviglio di legami e segreti dietro il delitto. “La camorra non agisce mai da sola,” afferma con convinzione Motta.
La famiglia Giaccio, ora, punta a un altro obiettivo: ottenere il riconoscimento dell’aggravante mafiosa, finora esclusa. Questo passaggio sarebbe cruciale per il loro dolore e per dare a Giulio il riconoscimento di vittima di camorra. “Se la Cassazione accogliesse il nostro ricorso, potremmo tornare in Appello per un nuovo processo,” avverte il legale. Ma il tempo scorre, e con esso la possibilità di giustizia.
Quale sarà il destino di questa battaglia legale? Quante altre storie come quella di Giulio Giaccio rimangono nell’ombra? Napoli attende risposte, il grido di una città che non smette di combattere per la verità. La strada è lunga, ma la memoria di Giulio non è destinata a svanire.