Protesta nel cuore istituzionale di Napoli. Alcune famiglie che vivevano nell’ex Motel Agip hanno occupato una sala del Consiglio comunale in via Verdi, sfidando il silenzio che avvolgeva la sede. «Siamo qui perché il Comune ci ha reso invisibili», hanno gridato, affacciandosi dai balconi con striscioni e voci cariche di determinazione.
La manifestazione ha preso piede in una mattinata che avrebbe dovuto essere di normale amministrazione, ma che è diventata palco di un’esplosione di disagio sociale. I partecipanti, ex occupanti delle stanze che hanno chiamato casa, hanno deciso di alzare la voce dopo la brutta notizia: la cancellazione della loro residenza anagrafica. Un atto che, per loro, significa essere privati di diritti fondamentali.
«Il Comune continua a privarci dei nostri diritti. E ora non possiamo più accedere al medico o ai sussidi per indigenza», ha dichiarato uno dei manifestanti, con il megafono tremante di rabbia e frustrazione. La situazione si fa critica: senza residenza non possono neppure iscrivere i propri figli a scuola o ambire a una casa popolare. «Siamo diventati di fatto dei fantasmi», ha aggiunto, mostrando il volto di una Napoli che lotta per emergere da un limbo di invisibilità.
Questa protesta giunge in un momento delicato per la città, mentre amministratori e cittadini si interrogano sulle misure da adottare per i nuclei più fragili. «Proprio mentre si discuteva di soluzioni, noi ci ritroviamo a lottare per la nostra dignità», ha sottolineato un altro partecipante, evidenziando un paradosso che grida vendetta.
Il fulcro della mobilitazione è chiaro: ripristinare un diritto ritenuto sacrosanto. «La residenza è un diritto costituzionale, non ci lasceremo silenziare», hanno affermato con forza. La determinazione di quelle famiglie risuona tra i palazzi, e l’eco delle loro voci potrebbe risvegliare una coscienza collettiva.
Rimane aperta la domanda: come risponderà la città a questo grido disperato? La tensione cresce, e le discussioni continuano a fervere tra i cittadini. La lotta per la dignità è solo all’inizio.