La riapertura del Cimitero delle Fontanelle a Napoli non è più un miraggio, ma un evento imminente che sta scaldando i cuori dei napoletani. “Siamo vicinissimi all’apertura di uno dei luoghi più rappresentativi della città”, ha dichiarato il sindaco Gaetano Manfredi durante un sopralluogo che ha confermato i lavori in corso. Il sito, chiuso da sei anni, tornerà a vivere e a raccontare la sua storia iconica.
Il Cimitero, situato nel rione Sanità, è molto più di un semplice luogo di sepoltura; è un simbolo del culto delle “anime pezzentelle”. La sua riapertura è parte di un progetto ambizioso: rilanciare il quartiere e bilanciare i flussi turistici. Gli interventi condotti da Palazzo San Giacomo mirano a rendere il rione una meta attrattiva per visitatori di tutto il mondo.
Secondo le dichiarazioni del sindaco, il complesso avrà un impatto significativo sul turismo cittadino, alleggerendo la pressione che attualmente grava sull’area dei Decumani. “La cooperativa La Paranza garantirà un’apertura continuativa e coinvolgerà i giovani del territorio”, ha aggiunto, evidenziando l’importanza di un modello di gestione condivisa tra pubblico e privato.
Ma non si tratta solo di recupero; è un’opportunità per creare lavoro e dare nuova vita a uno spazio altrimenti destinato all’oblio. Il progetto gode anche del supporto dell’architetto Renzo Piano, che ha donato alla città una sistemazione degli spazi esterni, creando un collegamento verde e accogliente per chi entrerà.
Dopo la riapertura, il Cimitero sarà accessibile dal martedì alla domenica, con eventi culturali speciali previsti fuori dagli orari ordinari. Si lavora a un modello di ingresso che possa garantire accesso gratuito ai residenti, mentre ai visitatori verrà chiesto un biglietto di circa 10 euro.
Ma la sfida del Cimitero delle Fontanelle potrebbe essere solo l’inizio. A Napoli restano tanti luoghi storici chiusi, desiderosi di riaprirsi al mondo. La formula del partenariato pubblico-privato potrebbe rivelarsi la chiave per sbloccare altre situazioni critiche e restituire alla città un patrimonio che le appartiene. Riuscirà Napoli a trasformare questa opportunità in una nuova era di rinascita culturale?