Una lettera di denuncia sta facendo tremare le fondamenta dell’ospedale Monaldi di Napoli. “Siamo in una situazione di estrema gravità”, si legge sul documento firmato da infermieri, OSS e tecnici della Sala Operatoria. La missiva, indirizzata alla direttrice generale Anna Iervolino, denuncia un clima di insicurezza che va ben oltre il quotidiano.
Fuori dal Duomo di Nola, l’avvocato Francesco Petruzzi ha portato la questione all’attenzione dei giornalisti, leggendo stralci della lettera in seguito alla tragica morte del piccolo Domenico Caliendo, un evento che ha scosso la comunità. “Non ci sentiamo più sicuri di collaborare”, ha enfatizzato Petruzzi, descrivendo un ambiente di lavoro avvelenato da una “gerarchia medico-centrica” e da una “comunicazione assente”.
Nel testo, i professionisti denunciano comportamenti sistematici da parte del dottor Guido Oppido, definiti inaccettabili: urla, aggressioni verbali, umiliazioni e un linguaggio pesante che non fa altro che peggiorare la situazione. “Le imprecazioni e le bestemmie non fanno parte del nostro lavoro”, si legge. Eppure, i segnali di malessere sono evidenti.
Il personale del Monaldi vive in un clima di paura e tensione costante. “Stiamo assistendo a episodi di ansia e difficoltà di concentrazione, con rischi reali per la sicurezza dei pazienti”, ha dichiarato un infermiere sotto anonimato. Ma le ripercussioni non finiscono qui. I firmatari hanno persino considerato l’ipotesi di chiedere il trasferimento, un atto estremo che testimonia la gravità della situazione.
In una città come Napoli, dove la salute è un tema cruciale, ci si chiede: quali passi prenderanno i vertici dell’ospedale? Al di là delle parole, i cittadini vogliono vedere azioni concrete. Una situazione che, come sempre, divide: da una parte chi chiede giustizia, dall’altra chi teme si tratti solo di un’altra pagina nera nella cronaca quotidiana. Cosa accadrà ora al Monaldi?